Caramel

CaramelCaramel della giovane regista libanese Nadine Labaki, che è anche la protagonista, racconta le vicende personali di un gruppo di donne che hanno il loro punto di contatto nel negozio di parrucchiera di Layale (la Labaki per l’appunto). Queste storie sono il mezzo che la regista usa per raccontare le contraddizioni di una società che guarda ad occidente ma che è ancora profondamente imbrigliata nel rispetto ipocrita di una morale islamica fondata sull’esteriorità e il perbenismo.

Così seguiamo le vicende della lesbica attratta dalla cliente sconosciuta, della aspirante attrice che entra in menopausa ma rifiuta questo passaggio esistenziale, della promessa sposa che vuole riacquistare chirurgicamente la propria verginità per non creare scandalo, dei problemi dell’amante di un uomo sposato e di quelli di una sarta anziana che non ha il coraggio di vivere liberamente un nuovo amore.

Caramel è un film esteticamente molto accattivante come tutti i film arabeggianti (ndr: per gli amanti del genere da non perdere l’iper-realismo di “Cous Cous” di Abdellatif Kechiche in uscita in questi giorni) ma sa di già visto. La sensazione di dejà vù è molto forte nelle situazioni (decisamente almodovariane) e nei personaggi (il poliziotto è un Mastroianni prima maniera). Una sensazione che mi accompagna per tutto il tempo e che falsa forse la valutazione finale. Comunque da vedere.

Voto: 6

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