Ventidue gennaio

(Scritto ieri mattina alle nove) – Oggi sono un po’ triste. Non depresso, non melanconico. Non ho disturbi della personalità, nè sindromi di alcun tipo. Sono semplicemente triste, come un martedì ventidue di gennaio impone. Sarà il cielo grigio, sarà l’assoluta irrilevanza di un giorno inutile in mezzo ad una settimana inutile che inutilmente va a comporre un mese il cui senso termina insieme alle feste; sarà che sentirsi dire certe cose dalle persone a cui vuoi bene non fa piacere.

Tutto quello che ho intorno mi guarda incarognito e, offeso dal mio esistere, mi volta le spalle. Il computer che ha deciso di scollegarsi dalla rete perchè oggi gli sono antipatico, mi impedisce di lavorare. L’orologio si diverte a prendermi in giro e a scandire più lentamente i secondi di una giornata che scorrerà interminabile nel suo grigiore.

Perfino il telefono che spesso con il suo squillo mi porta la Sua voce e mi restituisce il sorriso  oggi, beffardo, se ne sta muto rigirandosi al caldo della tasca del mio cappotto con la placida indifferenza di chi si è appena svegliato e ancora non vuole essere disturbato.

Ecco, se dovessi immaginare un martedì mattina ventidue di gennaio, sarebbe proprio così.

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