Laurea

Giovedì 13 Marzo. 2008

Mentre sono in macchina e sto andando verso l’Università sento nella pancia quei crampi che da tempo non mi facevano visita. Riconosco la tensione che li provoca, quella che mi ha sempre accompagnato tutte le volte che sono stato chiamato nella mia vita a sostenere un esame, o comunque un confronto con chi doveva emettere un giudizio su di me. La cosa del tutto nuova è provare la stessa tensione per qualcuno che non sono io. Ed è nel momento in cui ho preso coscienza di questo che ho capito fino in fondo quanto io tengo a Natalia.

Entra nell’aula che intimorisce a priori, con quei muri grigi e austeri frutto della mente malata di qualche architetto che si è deciso di ritenere geniale qualche decennio fa. Sulla lavagna ci sono scritte parole incomprensibili. Poi quando la laureanda comincia a parlare mi accorgo di seguire le slides e quello che dice con lo stesso atteggiamento di chi guarda un bel quadro senza avere gli strumenti tecnici per definire perché è bello; di chi ascolta una bella canzone in una qualche lingua straniera.

Continua a ripetere con sicurezza parole di cui ignoravo l’esistenza, che hanno un suono fatto apposta per cullare chi non sa. E continua ancora con sempre maggior sicurezza, tanto che poi sono quelle stesse parole arzigogolate che sembra quasi si attorciglino attorno alla bocca di chi vorrebbe fare una domanda ma non può.

E poi si riesce. E si rientra. E piange. E ride.

E piango. E rido. Se è permesso, oggi sono felice.