Il paese senza speranza

Mercoledì 30 Aprile. 2008

La notizia campeggia su diversi quotidiani e siti internet. Una donna di 29 anni di un centro dell’area vesuviana ha scritto al Presidente Napolitano chiedendogli aiuto perché si sente costretta ad abortire non essendo in grado di mantenere un figlio con i 1.300 euro al mese che guadagnano lei e il marito insieme. La giovane donna ritiene egoistico far venire al mondo un figlio che sa di non essere in grado di mantenere e per questo ha scritto al Presidente questo appello dal titolo terribile “Necrologio di un bambino che è ancora nella mia pancia”.

Riassunti in questa vicenda ritroviamo la nostra società, i dilemmi etici, le questioni economiche, la dignità delle persone. I figli non più visti come delle risorse per il futuro, ma come un problema sul piano economico. L’egoismo di cui parla la signora in realtà è quello di molte coppie che vedono in un figlio il soddisfacimento di un loro desiderio, piuttosto che il dono della vita ad un altro essere umano. E dunque, come tante altre “cose”, anche i neonati vengono inseriti in un contesto economico che è l’elemento decisivo al quale adattare la nostra vita e non viceversa, dal quale far dipendere ogni decisione. Perfino una vita umana passa in secondo piano di fronte al denaro. Tutto, proprio tutto ha un prezzo.

In un tale contesto sociale dove la misura di ogni aspetto della nostra vita è quella economica, il dramma del precariato diventa allora la vera piaga dei nostri giorni. Siamo un paese incivile, dove la dignità delle persone viene svenduta al mercato del lavoro per 7-800 euro al mese. Persone che hanno sacrificato anni della loro vita a studiare e specializzarsi vedono frustrati i loro sogni da una realtà in cui l’avidità, l’ignoranza, l’arroganza dominano incontrastate. In cui avere un lavoro viene considerato un privilegio e non un diritto, in cui qualsiasi sopruso deve essere sopportato pur di portare a casa quattro soldi.

Il futuro cessa di essere un’opportunità e diventa un vero e proprio incubo. La paura ci fa restare bambini. La paura fa scrivere necrologi per bambini ancora non nati. La cosa davvero grave è che ci stiamo abituando a tutto questo. Anche l’indignazione ormai si assopisce, tutto viene accettato, tutto visto come normale.

Modelli sociali deprimenti. Stili di vita artefatti e illusori in cui nuovi bisogni devono essere soddisfatti sempre e solo con “cose”. Lavoratori che cessano di essere persone e diventano solo delle risorse da utilizzare, ne più né meno che un macchinario. La legge del profitto come unico vero dogma di fede. Continuando così questo paese è destinato a morire. Come quel bimbo mai nato.


La borgata rossa vota Alemanno

Mercoledì 30 Aprile. 2008

Oggi su “Repubblica” un interessante reportage di Giuseppe D’Avanzo alla ricerca dei perchè della sconfitta del controsinistra a Roma. D’Avanzo sceglie un luogo simbolo della città la periferia est del Tuscolano, quella da sempre “di sinistra” che questa volta ha votato in massa per il candidato postfascista, analizzando le ragioni di un voltafaccia così clamoroso.

C’erano due modi a Roma per farla in barba ai tedeschi durante la guerra. O ti rifugiavi in Vaticano o al Quadraro. I partigiani si nascondevano al Quadraro nelle vecchie cave di pozzolana o, meno precariamente, al Sanatorio Ramazzini. Si sentivano sicuri: in quelle strade non s’era mai visto un fascista, figurarsi un tedesco.

La convinzione durò fino alle 4 del mattino del 17 aprile del 1944. Per ordine di Herbert Kappler, gli uomini della Gestapo, delle SS, della Wehrmacht, della banda Koch sbarrarono ogni strada di accesso e di fuga. Rastrellarono 917 uomini e li deportarono in Germania. Solo la metà ritornò a casa. I morti del Quadraro, come i martiri delle Fosse Ardeatine, sono il passato non rimosso di Roma, le ragioni di un convinto antifascismo e in quella borgata – tra le palazzine liberty del primo novecento e le deformi lottizzazione urbanistiche degli anni ottanta – il ricordo vivo che ha sempre connesso l’esperienza dei contemporanei alle generazioni precedenti; una memoria collettiva che è diventata di generazione in generazione genius loci, identità, opzione politica. Fino a lunedì, quando il voto ha reciso il filo lungo e forte di quel passato storico e, nei venti seggi del Quadraro, il postfascista Gianni Alemanno l’ha avuta vinta in diciannove contro Rutelli.

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Freestyle

Martedì 29 Aprile. 2008

Andata e ritorno in 35 parole. L’idea l’ho presa da un blogger che non ricordo più. Mi scuso per la mancata citazione.

Orologio – Argentologio – Bronzologio – Faccialogio – Dicalogio – Decalogio – Decalogo – Decameron – Dediaz – Debolzaneto – Debolzano – Detrento – Detrenta – Decento – Decente – Indecente – Incedente – Incidente – Incisore- Incisa – Incita – Incinta – Cinta – Conta – Colta – Colla – Cola – Gola – Lago – Lega – Delega – Elegia – Elogio – Orelogio – Orologio

E ora, prova anche tu!:-)


Ponte col sole

Martedì 29 Aprile. 2008

Quello che sta arrivando sarà un fine settimana col ponte pieno di sole. Infatti dopo il tempo incerto di questa mattina, la situazione meteo andrà rapidamente migliorando portando di nuovo il sereno già in serata. Poi da domani l’alta pressione prenderà possesso stabilmente delle nostre regioni e ci regalerà cielo sereno o al più poco nuvoloso fino a domenica.

Le temperature sono previste in graduale costante aumento fino a toccare nel fine settimana punte di 25-26°. Aggiornamenti e previsioni più approfondite sui siti specializzati.


Le colpe della sinistra

Martedì 29 Aprile. 2008

Framino on FlickrElezioni a Roma/2 – La svolta storica che si è avuta a Roma con le elezioni di ieri è molto più la sconfitta di Rutelli e Veltroni di quanto non sia la vittoria di Alemanno. Quasi 100mila elettori di centrosinistra hanno scelto di non andare a votare. Oltre cinquantamila persone hanno scelto di votare Zingaretti alla Provincia e di dare il voto ad Alemanno come sindaco. Sono dei segnali che dovrebbero inquietare non poco i leader del Partito Democratico che davano per scontata la vittoria nella Capitale.

E’ evidente che Alemanno ha saputo recepire e catalizzare il disagio della città nei confronti di un’amministrazione che non ha saputo mostrarsi vicina alle periferie, alle zone degradate, dove i lustrini della Festa del Cinema o delle Notti Bianche sono viste solo di riflesso. Roma in questi 15 anni di governo del centrosinistra è cambiata in meglio. L’amministrazione di Rutelli prima, di Veltroni poi, ha portato una nuova immagine della capitale in Italia e nel mondo. E’ diventata una città unica al mondo per proposte culturali, per vivibilità e attenzione all’ambiente. Il centro storico liberato (in parte) dalle auto si mostra ora in tutto il suo splendore.

Ma Roma non è solo il centro. Ed è nelle periferie che Rutelli ha perso. E’ lì dove il problema della sicurezza, della convivenza difficile con rumeni e zingari ha raggiunto il livello di guardia. Alemanno ha dato una risposta a questo. Ha dato l’impressione di potersi davvero occupare delle emergenze di quest’altra Roma che si è sentita per troppo tempo lasciata nell’ombra.

E’ giunto il momento di una severa autocritica da parte della sinistra romana tutta, che dopo 14 anni di regno incontrastato si è seduta sugli allori pensando di poter vivere di rendita. La sinistra moderata ha creato negli anni un vero e proprio centro di potere in Campidoglio, incarnato dalla placida rotondità di Bettini, vera e propria eminenza grigia della roma veltroniana, perdendo però il contatto con quelle realtà periferiche che brutalmente le hanno voltato le spalle.

Anche la parte più antagonista si è seduta comodamente sullo scranno del potere snaturandosi e perdendo quei consensi che da sempre erano stati il proprio bacino elettorale. Rifondazione in particolare ha fallito proprio nelle politiche per le periferie con amministratori non all’altezza e dall’orizzonte ristretto, più impegnati a mantenere la propria cerchia di interessi che ad attuare vere politiche di sviluppo e di lotta al degrado.

Ma ormai questi sono discorsi che si affronteranno al chiuso delle segreterie dei vari partiti. Ormai la frittata è fatta, Roma è di destra. Sembra un brutto sogno, è la triste realtà.

 


Il bagaglio di Alemanno

Martedì 29 Aprile. 2008

Saluti romani in Campidoglio

Elezioni a Roma/1 – Il cielo plumbeo di questa mattina su Roma bene rappresenta lo stato d’animo di chi ha sempre visto la sua città come una capitale europea aperta, progressista, di sinistra insomma. Per la prima volta nella sua storia Roma ha un sindaco di destra. Non di centrodestra, di destra. Perché Alemanno da sempre rappresenta la parte di Alleanza Nazionale rimasta più vicina al vecchio MSI, quella destra sociale rappresentata da Storace che non rinnegava, anzi esaltava le proprie radici fasciste. Del resto è un dato di fatto che Alemanno era conosciuto in gioventù per essere un picchiatore fascista, uno di quelli con la croce celtica non solo sul collo ma nel cuore.

Questo non vuol dire che non possa essere un buon sindaco, come è stato un buon Ministro delle politiche agricole, del resto. Però vedere ieri in Campidoglio quelle scene di esultanza isterica, quei saluti romani ostentati, quegli insulti da trivio nei confronti degli avversari faceva oggettivamente una certa impressione. Anche perché, a parti invertite, questo non sarebbe successo.

A Roma non ha vinto il centrodestra, ha vinto la destra. Ha vinto l’arroganza dei tassisti che proprio da Alemanno avevano ricevuto solidarietà nella loro protesta illegale che aveva bloccato proditoriamente la città per giorni, aldilà di ogni regola non solo sindacale ma del vivere civile. Lo avevano accolto al grido di “duce, duce”. A Roma ha vinto la destra più dura e pura. Quella di cui fanno parte gli esponenti del partito di Storace che in massa hanno riversato i propri voti su Alemanno, quella della moglie del neosindaco, la figlia di quel Pino Rauti che ha sempre rivendicato con orgoglio la propria identità fascista.

Alemanno ha democraticamente vinto le elezioni ed ora, come è giusto, ha il diritto di amministrare per cinque anni la città secondo il programma presentato. Il mio non vuol essere un atto di accusa preventivo, ma è la realtà da cui proviene il nuovo sindaco, un retroterra con cui inevitabilmente bisogna fare i conti.


Ballottaggi

Giovedì 24 Aprile. 2008

Arriva il fine settimana del 25 aprile. Succedono diverse cose. Il ponte per i vacanzieri, la liberazione per tutti (in teoria), il V-day sull’informazione per i seguaci di Beppe Grillo, la Formula Uno per gli appassionati di motori.Tra tutto questo, domenica e lunedì si va a votare per i ballottaggi delle elezioni amministrative. Voto importante soprattutto a Roma dove il candidato del centrosinistra Rutelli è chiamato a confermare i favori della vigilia contro Alemanno del Popolo delle Libertà. Sarà un test molto importante, non solo in chiave locale come è logico quando in ballo c’è il governo della Capitale.

I ballottaggi (secondo me) sul Tumblr
Liveblogging lunedì dalle ore 15.00


Elii, l’eleganza della buona musica

Giovedì 24 Aprile. 2008

Ieri all’Auditorium della Conciliazione c’era il pubblico delle grandi occasioni per il concerto di Elio e le storie tese che hanno fatto tappa a Roma con il tour Studentessi col quale stanno girando l’Italia in occasione dell’uscita del loro ultimo album. Tra il pubblico alcuni degli artisti che hanno partecipato al disco, Claudio Bisio, Paola Cortellesi, Claudio Baglioni.

Gli Elii dal vivo non tradiscono mai, è uno dei vantaggi di essere dei grandi musicisti. E anche stavolta hanno regalato al loro pubblico due ore di grande musica in un concerto che passerà agli annali per essere il più elegante della storia della musica italiana ( gli abiti del complessino parlano chiaro). La musica la vera protagonista, chiacchere in secondo piano, le solite allucinanti incursioni di Mangoni, in surreali costumi da Zorro o supereroe, e poi via con le canzoni, soprattutto quelle dell’ultimo lavoro.

Ad accompagnare Elio sul palco la straordinaria voce di Paola Folli, una delle vocalist italiane più sottovalutate, e due fiati per dare più corpo all’impianto sonoro al solito guidato con maestria da Rocco Tanica, al ritorno sui palchi col suo nome originario.

E l’atmosfera si scalda man mano che un Elio sconsolato nel suo ruolo di paladino dell’eleganza cede alle intemperanze di un pubblico troppo “caloroso” per risultare all’altezza delle aspettative del cigliuto Belisari. E allora l’understatement iniziale lascia man mano spazio alla “caciara” con un sorprendente medley disco che da Discomusic arriva fino a Born to be Abramo, e poi ritmi cubani con El pube e ancora l’immancabile tripudio di miccette di Supergiovane. Il gioiellino si nasconde nei bis con la canzone dedicata ai vincitori delle nuove proposte sanremesi, i Sonohra e la loro inutile h.

L’unica pecca del concerto è che è troppo breve per la discografia degli Eelst ed ogni anno che passa qualcosa deve rimanere fuori. Così non c’è stato posto per l’intramontabile Cara ti amo o per il Vitello dai piedi di balsa. Ma non si può avere tutto dalla vita. E poi in un concerto all’insegna dell’eleganza sarebbe davvero una caduta di stile lamentarsi. Noblesse oblige.


Giornata da (cinema) indipendente

Mercoledì 23 Aprile. 2008

Lo scorso fine settimana è iniziato a Roma Il Riff, festival del cinema indipendente. Dal momento che venerdì pomeriggio mi trovavo in centro, abbiamo deciso di andarci a vedere qualcuno dei film in programma al Nuovo Olimpia. Al termine del pomeriggio/serata di proiezioni mi viene tanto da sperare che il cinema indipendente italiano non sia in realtà rappresentato da quello che è stato presentato al Riff. Mi è parso un cinema pretenzioso nel suo voler essere alternativo, banale quando si pone come cinema di denuncia. Molto più onesti nel loro minimalismo i due lavori stranieri che abbiamo visto. Ecco comunque titoli e mie personali impressioni. Doveroso premettere che sono osservazioni non di un critico di cinema ma di uno a cui piace andare al cinema che ha deciso di passare un pomeriggio a vedere qualcosa di diverso.

Awaiting for men: interessante documentario belga sulle donne africane ed il loro ruolo nella società. Attraverso pensieri e parole di tre donne della Mauritania la regista Katy Lena Ndiaye ci fa scoprire un mondo che ci appare lontanissimo, ma che riusciamo a sentire molto vicino grazie ai volti, agli sguardi e ai gesti delle protagoniste.

Anna Politkovskaja: documentario italiano sulla giornalista russa uccisa nel 2005. Ferdinando Maddaloni e Tina Femiano attraverso musica, immagini e parole della stessa giornalista vogliono dire la loro sul caso. In realtà l’opera non riesce ad essere né un documento di inchiesta (non aggiunge né toglie nulla a quanto già si sa sul caso a parte il particolare – sfizioso e inquietante allo stesso tempo - che l’omicidio è avvenuto proprio il giorno del compleanno di Putin), né un atto di denuncia particolarmente efficace. C’è da dire che, però, sul mio giudizio da profano incide pesantemente la brutta impressione che mi ha fatto il comportamento del regista. Dopo la presentazione del suo lavoro, ha preso armi e bagagli ed è uscito dalla sala con i suoi accompagnatori andandosene proprio durante la presentazione del lavoro successivo, senza un minimo di riguardo per un suo collega che, come lui, veniva a presentare un proprio lavoro e che aveva avuto la pazienza di guardare le opere precedenti. Non so se nell’ambiente si usi così, resta il fatto che l’impressione che mi ha dato è stata di scortesia e mancanza di rispetto.

Uno degli ultimi: forse al regista italiano conveniva rimanere, anche perchè proprio dall’ultimo dei corti in programma viene la sorpresa in positivo della giornata. Un delizioso affresco italiano realizzato dal giovane cineasta americano Paul Zinder che racconta la vita e i pensieri di un vecchio agricoltore dell’alto Lazio. Scene da piccolo mondo antico, pensieri e saggezza di altri tempi. Siamo usciti dal cinema rinfrancati.

Una strana infedeltà: il corto che apre la serata è come un bicchiere d’acqua, una storiella divertente e ben girata su razzismo e società italiana. Il finale è un po’ scontato, ma il tutto scivola via veloce, senza stonare.

Chi nasce tondo: il film clou dell’opening night del Festival parte da un interessante progetto realizzato con le scuole di Roma. Il risultato finale non convince del tutto. E’ un film su Roma, sui romani, ma la storia appare confusa e poco lineare nel suo svolgersi. Il regista sembra concentrarsi più sulla “romanità” dei protagonisti che sulla storia da raccontare; più sul “come” dicono qualcosa, che sul “cosa” viene detto. Per questo il film risulta pesante, lento nello scorrere di una trama debole che si perde in dialoghi che appaiono fini a sè stessi. Alla fine la palpebra pesante ha avuto la meglio.


Arriva Elio

Mercoledì 23 Aprile. 2008

EelstQuesta sera all’Auditorium della Conciliazione a Roma fa tappa il tour degli Elio e le storie Tese che sta portando l’allegro complessino in giro per l’Italia a traino dell’uscita del loro ultimo album “Studentessi” che non sembra aver avuto un enorme successo di vendite anche se per me rimane uno dei loro migliori lavori. Provvederò chiaramente ad una esaustiva recensione della serata, nel frattempo in preparazione riporto alcune delle curiosità che ho trovato su internet legate all’album in questione.

La più ghiotta, di cui non ero a conoscenza, è che il brano Ignudi tra i nudisti cantato insieme a Giorgia, in realtà è una versione al contrario di Suspicious Minds di Elvis Presley. La canzone Gargaroz la cui musica è stata utilizzata per lo spot della Cynar compare, in una protoversione a capella, in uno speciale televisivo andato in onda su Raisat Extra sulla partecipazione degli Elii e dei Negramaro ad una serata nel corso della manifestazione Italia Wave nel 2005.

Il titolo dell’album Studentessi è stato fortemente voluto da Elio ed è una citazione della pornostar Cicciolina. Tra gli altri nomi in ballottaggio c’era Villinofrancn (scritto così con la n), che è la sede della Hukapan la casa discografica degli Eelst presso la quale nel periodo di Natale del 2007 è stato registrato il disco, il primo autoprodotto dagli Elii. Un altro nome possibile era Lambro.

Infine una chicca. Il comunicato stampa che ci rivela la risposta della cittadina piemontese di Bra al Mangoni della Risposta dell’Architetto.

Fonti: Wikipedia, eelst.splinder