Elezioni a Roma/2 – La svolta storica che si è avuta a Roma con le elezioni di ieri è molto più la sconfitta di Rutelli e Veltroni di quanto non sia la vittoria di Alemanno. Quasi 100mila elettori di centrosinistra hanno scelto di non andare a votare. Oltre cinquantamila persone hanno scelto di votare Zingaretti alla Provincia e di dare il voto ad Alemanno come sindaco. Sono dei segnali che dovrebbero inquietare non poco i leader del Partito Democratico che davano per scontata la vittoria nella Capitale.
E’ evidente che Alemanno ha saputo recepire e catalizzare il disagio della città nei confronti di un’amministrazione che non ha saputo mostrarsi vicina alle periferie, alle zone degradate, dove i lustrini della Festa del Cinema o delle Notti Bianche sono viste solo di riflesso. Roma in questi 15 anni di governo del centrosinistra è cambiata in meglio. L’amministrazione di Rutelli prima, di Veltroni poi, ha portato una nuova immagine della capitale in Italia e nel mondo. E’ diventata una città unica al mondo per proposte culturali, per vivibilità e attenzione all’ambiente. Il centro storico liberato (in parte) dalle auto si mostra ora in tutto il suo splendore.
Ma Roma non è solo il centro. Ed è nelle periferie che Rutelli ha perso. E’ lì dove il problema della sicurezza, della convivenza difficile con rumeni e zingari ha raggiunto il livello di guardia. Alemanno ha dato una risposta a questo. Ha dato l’impressione di potersi davvero occupare delle emergenze di quest’altra Roma che si è sentita per troppo tempo lasciata nell’ombra.
E’ giunto il momento di una severa autocritica da parte della sinistra romana tutta, che dopo 14 anni di regno incontrastato si è seduta sugli allori pensando di poter vivere di rendita. La sinistra moderata ha creato negli anni un vero e proprio centro di potere in Campidoglio, incarnato dalla placida rotondità di Bettini, vera e propria eminenza grigia della roma veltroniana, perdendo però il contatto con quelle realtà periferiche che brutalmente le hanno voltato le spalle.
Anche la parte più antagonista si è seduta comodamente sullo scranno del potere snaturandosi e perdendo quei consensi che da sempre erano stati il proprio bacino elettorale. Rifondazione in particolare ha fallito proprio nelle politiche per le periferie con amministratori non all’altezza e dall’orizzonte ristretto, più impegnati a mantenere la propria cerchia di interessi che ad attuare vere politiche di sviluppo e di lotta al degrado.
Ma ormai questi sono discorsi che si affronteranno al chiuso delle segreterie dei vari partiti. Ormai la frittata è fatta, Roma è di destra. Sembra un brutto sogno, è la triste realtà.