Wimbledon, finale da leggenda

Lunedì 7 Luglio. 2008

La storia di ogni sport è fatta di incontri epici, indimenticabili chiamati a rappresentarne la bellezza e l’unicità. Nel calcio per noi resta unica la semifinale dei Mondiali tra Germania e Italia nel 1970, nel basket si ricordano le finali NBA tra i Boston Celtics di Larry Bird e i Lakers di Magic Johnson, nella pallavolo le straordinarie emozioni che ha saputo dare la nazionale italiana negli anni ‘90.

Da ieri per il tennis di partita-leggenda ce ne è una in più. La finale che ieri hanno disputato i primi due giocatori al mondo, Roger Federer e Rafael Nadal, entra di diritto nella hall of fame degli incontri più belli ed emozionanti di sempre. Una finale di questa intensità, equilibrio e bel gioco non la si ricordava dai tempi della prima sfida tra Borg e McEnroe (siamo nel 1980).

L’incontro merita di essere raccontato dall’inizio alla fine, perchè in realtà si può parlare di tre partite diverse. Nella prima cominciata mezz’ora dopo per la pioggia, il padrone assoluto è Nadal. Fa quello che vuole, sposta Federer da una parte all’altra del campo, con lo svizzero che insisteva a giocare sul dritto di Nadal con il suo rovescio: un suicidio tattico. E infatti il primo set viene segnato dall’unico break riuscito, quello di Nadal al terzo gioco, e si chiude con un inequivocabile 6-4.

Nel secondo Federer sembra riprendersi, fa subito il break e si porta sul 4-1. Poi, però, si smarrisce di nuovo, Nadal ne approfitta recupera il break, ne fa un altro decisivo e vince anche questo per 6-4. La strada sembra segnata, nel terzo set la fa da padrone il servizio, non c’è nessuna palla break e si arriva sul 5-4, 40 pari con Federer al servizio quando il gioco viene sospeso per pioggia.

Durante l’ora e venti minuti di intervallo in Federer scatta qualcosa, perchè al rientro (due aces per mantenere il servizio in bilico, tanto per dare l’idea) si vede una partita diversa. Si arriva al tie break e lì Federer sale in cattedra, mettendo a segno ben 4 aces che gli permettono di conquistare il set (punteggio del tie break 7-5) e di tornare in corsa.

Anche il quarto vede il predominio assoluto del servizio, tanto che il tie break è scritto. E qui si esce da un campo di tennis per entrare in quello della leggenda. Nadal ottiene due minibreak e va in vantaggio 5-2 con due servizi a disposizione. Sarà l’emozione, ma lo spagnolo perde i due punti sul suo servizio, mentre Federer tiene i suoi due e si porta sul 6-5. Nadal a questo punto riprende a servire bene e va sul 7-6. Primo match point per lo spagnolo che Federer annulla con un servizio imprendibile. Sbaglia però il secondo e c’è il secondo match point per Nadal sul 8-7, stavolta con servizio a disposizione. Nadal lo fallisce grazie ad una risposta strepitosa di Federer con un rovescio lungo linea da urlo. Siamo al 9-8 per lo svizzero che chiude con il servizio, conquista il set e porta tutto al quinto.

Anche qui i due tengono sempre il servizio. Sul 2-2, nuova interruzione per pioggia. Si riprende quando a Londra sono da poco passate le otto e mezza di sera e ormai le ombre della sera cominciano a stendersi sull’All England Club. L’equilibrio continua a farla da padrone, anche se si nota una maggiore difficoltà di Federer nel tenere il servizio: è lui che concede diverse palle break. Alla fine, però sul 7-7 Nadal riesce a strappare il servizio all’avversario e a chiudere nel game successivo dopo ben 4 ore e 48 minuti (si tratta della finale più lunga nella storia di Wimlbedon) con il risultato finale di 6-4, 6-4, 6-7, 6-7, 9-7.

Per Nadal è il primo successo a Wimbledon, entra nel ristrettissimo club dei giocatori che sono riusciti nell’accoppiata con Parigi nello stesso anno. Roger Federer perde con onore, fallisce il tentativo della sesta vittoria consecutiva che lo avrebbe portato nell’olimpo dell’All England Club.

A noi resta negli occhi uno spettacolo tennistico stupefacente, inimmaginabile. Uno di quei match parlando dei quali è bello negli anni poter dire, io l’ho visto.