La manifestazione di ieri a Piazza Navona contro le “leggi canaglia” del governo Berlusconi a me non è piaciuta. E non per le motivazioni, che mi trovano in larga parte d’accordo, e che mi hanno portato in piazza con convinzione. Non mi è piaciuta ad un livello empatico (si dice?). Per trovare un personaggio sul palco che mi ispirasse un minimo di simpatia ho dovuto aspettare Di Pietro.
Flores D’Arcais, Laura non so chi dei girotondi, Pancho Pardi, mi suscitano un’innata antipatia. C’è un misto di supponenza, presunzione, un complesso di superiorità nel loro atteggiamento per il quale sembra sempre che si pongano un gradino più su dei loro interlocutori. E ieri in piazza questo si è avvertito disitntamente. Non è un caso che gli interventi più applauditi siano stati quelli di Di Pietro e di Marco Travaglio, che hanno saputo parlare alla gente nel modo più semplice e diretto, l’uno attraverso la sua innata genuinità l’altro grazie ad un sarcasmo intelligente che non scende mai sul piano del cattivo gusto.
Cattivo gusto che invece è stato sparso a piene mani nell’intervento di Sabina Guzzanti. Dopo dieci minuti di battute fiacche, ha risvegliato la folla con uno sconclusionato attacco al Papa (“Ratzinger tra vent’anni sarà morto e andrà all’inferno”) e al Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (“diventata ministro per aver succhiato l’uccello a Berlusconi”). Una violenza verbale inutile e dannosa, se è vero che tutti gli organi di informazione hanno aperto sulla performance dell’attrice che ha costretto gli organizzatori della manifestazione a prendere le distanze. Qui il diritto di critica e la satira non c’entrano nulla. E non solo perché l’attacco rancoroso e ingiustificato al Papa e alla soubrette-ministro non facevano minimamente ridere (questo sta al gusto personale).
Il problema è che si è trattato di un intervento del tutto stonato e fuori luogo rispetto all’occasione nel quale è stato pronunciato. Sulla necessità di non fissare dei paletti alla satira non si discute. Sta poi all’intelligenza del “Satiro” usare questa libertà d’azione per indirizzare nel modo giusto le proprie invettive e garantire ad esse il massimo di efficacia possibile. Parlare dieci minuti del Papa in una manifestazione contro il Governo non si capisce cosa “ci azzecca”, per riprendere un modo di dire caro a Di Pietro. La Guzzanti sembra essersi ormai calata appieno nel ruolo dell’artista censurata e border line, che va contro le istituzioni a testa bassa, e le boutade di ieri sembrano più che altro un modo furbo di farsi pubblicità.
Per quanto mi riguarda dopo quindici minuti del Guzzanti show mi sono allontanato dalla piazza, con un senso di delusione, come “espropriato delle mie intenzioni” come dice Berselli oggi su Repubblica. Ieri i protagonisti dovevano essere le decine di migliaia di persone arrivate per denunciare l’insopportabile uso privatistico della cosa pubblica da parte del Capo del Governo. Invece ci si è ritrovati spettatori di un desolante show di quart’ordine, fatto di turpiloquio e pesanti allusioni sessuali. Peccato, ancora una volta me ne torno a casa con la spiacevole sensazione di un’occasione perduta.
P.S.: non ho ben capito l’accostamento dell’intervento di Grillo a quello della Guzzanti, mi sono sembrati su due piani nettamente distinti. Il comico genovese ha attaccato Napolitano ma con una critica che mi sembra si sia mantenuta nei limiti del “rispetto istituzionale”.
Pubblicato da lacatasta