Attenzione: post inutile, decisamente autobiografico ma senza quella sagace ironia che lo rende divertente. Non è proprio il momento. Consiglio vivamente di saltarlo e di passare al successivo, che è un piccolo capolavoro…
Sono le otto meno un quarto, appena ritornato a casa. Mi sono appena drogato. O meglio, nel mio corpo ha appena finito di circolare una bella dose di adrenalina, chè l’effetto quello è. Le pulsazioni sono tornate normali, dopo aver viaggiato sulle 120 - bpm più bpm meno - per due ore buone, ed ora mi godo quella piacevole sensazione “post” (avete capito no? Tipo che avete appena dato un’esame, o avete appena trombato, quella roba lì..)
Le ultime settimane al lavoro sono state decisamente stressanti, dovevo portare a termine un lavoro molto importante (veramente doveva terminarlo chi è sopra di me, ma si sa, quando il padrone ha da fare, lo schiavo certo non sta con le mani in mano) che ho finito lunedì. Ebbene verso le cinque e mezza mi squilla il cellulare, dall’altra parte il capo e il capo del mio capo con tono allarmato mi annunciano che i conti, i “miei” conti, non tornano! Panico. Aumento della frequenza cardiaca, aumento del consumo di ossigeno, dilatazione delle pupille (forse, non ho controllato).
Da casa mia all’ufficio impiego all’incirca 1.800 secondi. Ebbene, in ognuno di essi mi è passato davanti il mio passato lavorativo (ancora poco, sono lì da meno di un anno) e il mio futuro (vado in Spagna a lavorare in un albergo, anzi no a Londra in un fast food, forse a Milano, parto per un viaggio spirituale in India poi incontro un santone in Nepal e divento suo seguace, ecc..). Poi, arrivo in ufficio. Ma certo! Vedi questo è così, quello è cosà, questo più questo uguale quest’altro, tutto giusto!!
Ora sono a casa, ho chiuso la porta. Stravacco sul divano e penso che in questo periodo la scarica di adrenalina che ho provato è stata la cosa migliore che mi potesse capitare, un palliativo necessario per il mio arresto cardiaco che dura da troppo tempo.