Bolzaneto mon amour

E’ arrivata ieri la sentenza sui fatti della caserma di Bolzaneto durante il G8 che sette anni fa, proprio in questi giorni si svolse a Genova. Il tribunale ha accolto solo in parte le richieste del pubblico ministero, condannando 15 dei 45 imputati a pene varie da pochi mesi a 5 anni per il responsabile della caserma. Tralascio ogni giudizio sulla reale giustizia di una sentenza verso coloro che hanno compiuto le atrocità descritte con precisione certosina nella requisitoria del Pubblico Ministero che è arrivato a definire la caserma un “girone infernale”. Lo faranno in tanti oggi e nei prossimi giorni. Le cose che mi hanno colpito sono state essenzialmente due.

Il Pubblico Ministero per fatti di questa gravità ha potuto chiedere condanne solo per “abuso di ufficio”, nonostante in quelle ore alle persone arrestate furono inflitte almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano ‘trattamenti inumani e degradanti’». Questo perché nel nostro ordinamento il reato di tortura non esiste. Forse il legislatore dovrebbe rimediare a questa falla, anche nell’ottica di reati commessi all’estero nei confronti di cittadini italiani, quant’anche i fatti di Genova dimostrano che si è avuta un po’ troppa fiducia nel senso democratico di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine.

Di tutti coloro che sono stati condannati ieri neppure uno finirà in carcere, sia per effetto dell’indulto sia perché una volta che sarà pronunciato il giudizio di appello con ogni probabilità il reato sarà caduto in prescrizione. Con tanti saluti alla certezza della pena.

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