La Fiesta delle vanità

Avrei voluto parlare del concerto dei Massive Attack di venerdì scorso, avrei voluto dire che il suono della band di Daddy G è sempre fenomenale, molto coinvolgente anche se mi ha fatto notare Fabri, esperto di musica elettronica che era con me al concerto, si è sentito molto forte lo stacco tra i brani vecchi e quelli nuovi, ancora in una fase poco più che embrionale a livello musicale. Avrei voluto fare delle considerazioni sul costo del biglietto (34 euro), eccessivo per un concerto che comunque si svolge in un ippodromo con un impianto francamente non all’altezza.

Avrei voluto parlare di tutto questo e l’avrei fatto al di fuori di questa lunga preterizione (scusate il riferimento dotto, ma ho cercato per ore come si chiamasse questa figura retorica su wikipedia!), se all’uscita dal concerto non avessi avuto la malsana idea di fare un giro per Fiesta, il più famoso villaggio estivo dell’Estate Romana.

Un tale coacervo di coattume, strappone e abbronzature ai confini della realtà non ne vedevo dai tempi delle serate a Ostia a vedere gli spettacoli di “Er cipolla”. Ragazzi abbronzati vestiti con magliette attillate e decorate di osceni brillantini argentei, si appostano ai lati di tristi discoteche all’aperto dove cubiste che sembrano annoiarsi, muovono le anche con fare che dovrebbe essere voluttuoso, ma che in realtà ispira tenerezza. La pista semivuota è riempita da un disabile con una sedia a rotelle che sembra fatta apposta per le sue evoluzioni in pista. Strappa un sorriso non esente da pietà, purtroppo.

Poco più in là tre ragazze vestite in completini attillatissimi si tengono per mano, ostentando un atteggiamento lesbico evidentemente costruito per attirare attenzione e vendere le sigarette che si portano in giro. Altra discoteca, stavolta latino americana. Anche qui la gente che guarda è il doppio di quella che balla. Vedo giovani donne dalla pelle scura che ballano con attempati cinquantenni. La tristezza mi sale sempre di più.

In giro ci sono un sacco di donne, molte sarebbero anche belle ma sono conciate in maniera tale da rendersi ridicole. Chiaramente un occhio scientifico ha modo di apprezzare gli enormi passi in avanti compiuti negli ultimi anni dalla chirurgia estetica e la sua diffusione tra le masse. Il mio tempo di resistenza in tutto questo è stato di dieci minuti.

Mi rendo conto di apparire uno snob pronto solo a criticare, come quei borghesi di sinistra che tanto si compiacciono della loro auto-attribuita superiorità morale rispetto alla plebe. Come sa chi mi conosce bene il mio spirito critico è senza dubbio superiore alla media, talvolta diventa supponenza e so che è un mio limite,ma trascrivendo le sensazioni di venerdì sera il mio obiettivo non è parlare male o guardare gli altri dall’alto in basso. Voglio solo attaccarmi al senso di disagio che mi ha dato guardare in faccia la realtà in cui viviamo fatta di esteriorità e materialismo, di persone ridotte a corpi, di presente senza futuro per provare a credere che l’Italia oggi possa essere anche altro.

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