La solitudine dei numeri primi

Se leggi un libro in un determinato momento della tua vita ti dice qualcosa, sembra la migliore opera letteraria mai scritta al mondo. Lo stesso libro se lo leggi in un altro momento lo butti via dopo dieci pagine. Ed è bene tenerlo sempre presente quando si prende in mano un libro. Se in quel momento della tua vita non c’entra niente con te, mettilo da parte e riprendilo quando sarà il momento.

Dico questo perchè questo nella mia vita è il momento del libro di Paolo Giordano. Mi rendo conto che la storia che viene raccontata, i personaggi protagonisti del romanzo vincitore dello Strega di quest’anno, sono molto nelle mie corde, nei sentimenti che mi attraversano in questa estate, stralunata, accigliata, sconfortante ma sorprendente come la vita e i pensieri di Alice e Mattia.

Ecco perchè non me la sento di dare un giudizio sul libro in sè. Ho letto recensioni entusiastiche, altre che lo stroncavano su tutto. Io mi astengo perchè stavolta più che mai mi rendo conto che non si tratta se il libro mi sia piaciuto o meno, ma il fatto è che è il libro che ho dovuto leggere adesso per ritrovare su carta lo stesso groppo in gola che mi accompagna da un po’ di tempo.

Estraniandomi dunque da un giudizio “asettico” che tra l’altro dubito di essere in grado di dare (chi mi credo di essere, Alain Elkann?) preferisco riportare un brano del libro.

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra i due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell’intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi le bugie.

In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeni come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, come il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre. (…)

Paolo Giordano – La solitudine dei numeri primi, pagg. 129-130.

Una Risposta a “La solitudine dei numeri primi”

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