Lasciami entrare

Domenica 11 Gennaio. 2009

L’opera prima dello svedese Tomas Alfredson arriva sui nostri schermi con il suo carico di premi (Tribeca, Toronto e altri) e di grandi aspettative. E quello che è stato presentato per grossolane questioni di marketing come l’anti Twilight si conferma un film interessante e ben fatto, la dimostrazione che il genere “horror” può essere affrontato in un altro modo che non siano le solite produzione americane stile Nightmare o Venerdì 13 (vedi le due produzioni di Michael Bay di prossima uscita).

Protagonista è il dodicenne Alex, bersagliato dai bulli della scuola. Un giorno incontra una strana vicina di casa, Lyn, che si scopre essere molto più di una semplice bambina. La scenografia data da una Svezia innevata rende al meglio il clima ovattato di una storia dove la tensione è data dagli sguardi, dalle parole, dalle ambientazioni più che da squartamenti e grida di donna.

L’impianto narrativo, semplice e lineare, non mostra particolari cedimenti e regge fino alla fine. Un buon film per iniziare l’anno cinematografico nel modo giusto o per riprendersi dai Natali a Rio o Comò vari.

Voto: 7


L’arlecchino dell’arte

Domenica 11 Gennaio. 2009

Come giustamente precisato in uno dei cartelli nella sezione introduttiva della Mostra che si è aperta ieri al Complesso del Vittoriano, allestire una mostra su Pablo Picasso è relativamente facile. Nel senso che le opere del pittore spagnolo sono talmente tante che alla fine quacosa da mettere sul muro c’è sempre. Più difficile è invece creare un percorso omogeneo e completo in questo mare di produzione artistica.

Per questo il merito principale dei curatori della Mostra sta nell’aver scelto un periodo ben definito della vita di Picasso per mostrare come le caratteristiche peculiari del genio artistico di Guernica siano proprio l’ecletticità e la poliedrica capacità di affrontare temi, stili, forme diverse (il titolo della mostra si richiama proprio alla capacità dell’artista all’apice della sua produttività, di affrontare temi e stili diversi).

Il periodo considerato è quello tra le due guerre, dove il Picasso cubista si mescola a quello neoclassico risultando straordinariamente omogeneo e continuo nel confrontarsi con stili apparentemente agli antipodi. Questo lo si deve al modo in cui Picasso si impadronisce delle diverse tecniche e le personalizza a tal punto da crearne quasi di nuove. Del resto quando negli anni ‘30 Picasso deciderà di fare propria la lezione surrealista riesce addirittura a superare gli stessi esponenti del movimento nella realizzazione del loro programma artistico. Di questo periodo alcune tra le opere migliori dell’esposizione con i nudi ispirati alla sua musa di allora, la giovane Marie Therese Wagner.

Una buona mostra, un’ottima occasione per conoscere uno dei maggiori artisti del nostro secolo.