Look both ways

Il fatto che un film che abbia fatto incetta di premi nei vari festival in giro per il mondo trovi da noi una distribuzione solo 4 anni dopo l’uscita – grazie al solito Procacci – la dice lunga su come viene gestito il mercato cinematografico nel nostro paese. Se a ciò aggiungiamo che il titolo italiano (Amori e disastri) richiama più una commedia con Julia Roberts che una produzione indipendente, si può ben capire come questo film sia passato praticamente sotto silenzio e sia già pronto ad essere allontanato dalle poche sale che lo hanno proiettato.

Ed è un peccato, perché il film di Sarah Watt è uno dei migliori che ho visto quest’anno. Sull’onda del successo di Crash di Paul Haggis, uscito l’anno precedente, la giovane regista australiana realizza un film corale sul tema della vita, della morte e di come l’esistenza umana sia dominata dal destino. L’affermato fotografo che riceve la notizia di avere un cancro e si innamora di una squattrinata pittrice, la giovane donna che deve affrontare la morte per incidente del fidanzato, il macchinista del treno che lo ha ucciso e si ritrova preda dei sensi di colpa, l’infermiera che scopre di essere incinta senza averlo voluto. Attorno a questi frammenti di umanità si svolge la trama del film.

I protagonisti si trovano ad affrontare prove più o meno difficili della vita, sperimentando in prima persona l’impotenza che si prova di fronte al fato. L’angoscia che la pittrice Marryl traduce in quadri inquietanti con squali che uccidono e donne naufraghe nel mare in tempesta è quella che attanaglia qualsiasi essere umano che prende coscienza della propria fragilità (“è il sapere che fa la differenza” dice sconsolato il reporter che ha scoperto di essere di nuovo padre).

La catarsi finale sotto un diluvio purificatore regala ai protagonisti e agli spettatori un piacevole senso di abbandono al fluire delle cose che è l’unica razionale risposta all’inspiegabile procedere del destino. E’ la serena rassegnazione di Giobbe (il Signore dà, il Signore toglie) che sceglie comunque di mettersi nelle mani della Provvidenza. Solo prendendo atto della propria limitatezza è possibile continuare a vivere e a regalare a se stessi un futuro nella cui incertezza è possibile riporre la speranza.

Voto: 7,5

Una Risposta a “Look both ways”

  1. Irma Dice:

    Sono d’accordo con il commento che ho letto qui sopra: coglie con efficacia quello che è parso anche a me lo spirito del film , cioè una serena accettazione dei limiti, delle incertezze, della fragiltà , la disponibilità a fidarsi e ad affidarsi piuttosto che a rinunciare e a chiudersi nelle angosce e nelle paure ( che , pure, colgono i vari personaggi e chiunque vada incontro alle inevitabili sorprese e difficoltà della vita).

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