Escort

Nuova immagine
Attenzione: post lungo e potenzialmente palloso che non aggiunge nulla a ciò che si sta dicendo in giro sull’argomento. Quindi, a meno che non abbiate proprio niente di meglio da fare, godetevi il fotomontaggio geniale qui sopra e girate pagina.

Ieri Obama ha detto nell’incontro al Quirinale con Napolitano che la premiership italiana ha organizzato il G8 in modo straordinario. Oggi i giornali favorevoli al Governo titolano a tutta pagina su questa attestazione di merito (che a dire il vero suona molto diplomatica, dopo le parole di fuoco che il NYT ha usato ieri nei confronti del G8 aquilano), i giornali di opposizione o la ignorano (Repubblica), o pretestuosamente si appigliano a qualsiasi cosa per attaccare il capo dell’Esecutivo (la prima pagina dell’Unità di oggi a livello giornalistico è “imbarazzante”).

Ecco, nel fissare alcuni pensieri su quanto sta accadendo nel nostro paese nelle ultime settimane, cercherò di uscire da questo circolo vizioso della contrapposizione/appoggio per partito preso.

1. Che Berlusconi fosse un viveur a cui piace essere attorniato di belle ragazze, non mi sembra essere mai stato un mistero. Francamente non mi interessa neanche più di tanto. Quello che è invece interessante notare è il modo in cui il comportamento libertino del premier è stato accolto dall’opinione pubblica. Quella benevolenza accondiscendente e ipocrita con cui la maggioranza dell’opinione pubblica segue le avventure amorose del premier, noi italiani la conosciamo troppo bene. E’ insita nel nostro modo di pensare i rapporti tra i sessi, una visione machista dell’uomo, che evidentemente ci portiamo dietro ancora ai nostri giorni. Questo atteggiamento “assolutorio” ci rende un “unicum” nel panorama delle democrazie occidentali, dove in genere ai rappresentanti del popolo si richiede anche nel privato un comportamento irreprensibile proprio in ragione del ruolo che rivestono. Fa sorridere che questa eccezione avvenga proprio nel paese dove più di ogni altro le tematiche della morale e dell’etica religiosa sono presenti con rilevanza nell’agenda politica nazionale.

2. Quello che sorprende è vedere come tale accondiscendenza non venga meno neanche di fronte all’inaudita reazione pubblica del premier di fronte alle notizie sulla sua vita privata. Invece di limitarsi ad avocare per sé il diritto alla privacy (cosa che sarebbe comunque discutibile per le ragioni che ho esposto sopra circa i doveri di comportamento dei rappresentanti delle istituzioni), Egli con arroganza mente a più riprese (le contraddizioni in cui è caduto nel caso Letizia sono quelle del bugiardo imperterrito che a forza di coprire una bugia con un’altra bugia alla fine si intorta da solo), attacca la stampa che fa il suo lavoro – porre le domande, fare inchieste, avoca a sé un numero francamente ridicolo di complotti nei suoi confronti (Gruppo Espresso, Stampa straniera!). Ecco di fronte ad un atteggiamento così scomposto e rivelatore dell’indole autoritaria ed insofferente alla normale dialettica democratica del “princeps”, i sudditi non solo non lo rinnegano, ma lo esaltano ancor più permettendogli a buona ragione di dire “La ggente è con me”. E’ vero, la gente è con lui. Questo meriterebbe un approfondito studio sociologico sull’Italia di oggi, magari con uno sguardo attento su come proprio l’industria televisiva berlusconiana abbia inciso su quello che oggi siamo.

3. B. è da sempre allergico alla stampa non allineata, alle domande scomode, ai giornalisti indipendenti. Basta ricordare alcune conferenze stampa di fine anno dove il Premier di fronte a domande su frequentazioni, processi, conflitti d’interessi, sfoderando il suo artificiale sorriso tirato abbia lanciato vere e proprie invettive nei confronti del malcapitato cronista (quasi sempre de l’Unità, che io mi ricordi) che abbia osato offenderlo in quel modo. Oppure basta andare con la mente al famoso Editto di Sofia che costò l’allontanamento dalla Rai ad un giornalista unanimemente riconosciuto uno dei più grandi cronisti italiani come Enzo Biagi (l’altra grande penna del dopoguerra che ha avuto a che fare con B. Montanelli ha fatto più o meno la stessa fine). Anche in questo caso B. non è stato da meno. Di fronte all’inchiesta sulle escort a Palazzo Grazioli di Repubblica, ha nell’ordine: rifiutato di rispondere alle domande poste, invitato gli imprenditori a non fare pubblicità sui giornali disfattisti (toh, le stesse definizioni usate da Mussolini per definire gli avversari politici), denunciato un complotto della sinistra italiana che ha utilizzato la stampa straniera per accerchiarlo con le loro bugie e infamità (ma ve li immaginate Franceschini o D’Alema dettare la linea editoriale al Financial Times, all’Economist, al New York Times?). Come se non bastasse i fedeli scudieri del Re, da sempre più realisti del sovrano, si sono subito attrezzati per annullare la rilevanza mediatica dei fatti in questione, fino al paradosso che il principale telegiornale nazionale non dà conto se non con mezzi annunci e servizi volutamente costruiti per non far capire di cosa si stia parlando, di cose che riempiono invece le prime pagine dei quotidiani in tutto il mondo. Di fronte a tutto questo, possiamo davvero dire che il diritto dei cittadini ad essere informati sia rispettato? Possiamo dire che il sistema dell’informazione italiano sia davvero libero? Possiamo dire che nel nostro paese il potere non interviene pesantemente sul sistema televisivo per orientare a suo piacimento l’opinione pubblica?

Questo editoriale “alla Scalfari” è in realtà un promemoria per uso personale. Perché ogni tanto è bene fermarsi, guardarsi indietro, e capire dove siamo arrivati e soprattutto dove stiamo andando. Anche se le risposte, come in questo caso, sono desolanti.

Lascia un commento