Sabato 31 Ottobre. 2009
Dopo le critiche del passato al Vittoriano avevano azzeccato una mostra dopo l’altra (per citare le ultime Picasso e Giotto). Questa nuova esposizione dedicata alla “Riscoperta di Dada e Surrealismo” sembra invece un passo falso. L’obiettivo dichiarato dell’allestimento è quello di dare uno sguardo d’insieme sui due movimenti che hanno dominato l’arte europea all’inizio del secolo scorso, influenzando in maniera evidente anche gli artisti di oltreoceano. L’impressione che se ne ricava passeggiando per il percorso espositivo è che si sia voluto puntare più sulla quantità che sulla qualità.
Le opere dei grandi nomi del dadaismo e del surrealismo si contano sulla punta delle dita (la Gioconda e la Fontana di Duchamp e lo splendido Castello Sospeso di Magritte su tutti), mentre vi sono decine e decine di opere minori utili se servono a dare un’idea dell’ambiente culturale del periodo, ma poco soddisfacenti nel corso di una mostra che ha l’ambizioso obiettivo di proporre al pubblico un discorso completo sui due movimenti artistici.
Anche la precisazione all’inizio dell’audioguida (che penso sia indispensabile per godere appieno di mostre come queste) sulla confusionarietà del percorso della Mostra sembra quasi un voler mettere le mani avanti circa la massiccia presenza di opere non proprio di primo piano.
Da segnalare, infine, l’assoluta tranquillità con cui abbiamo potuto visitare la Mostra ieri sera, avendo incontrato solo altri 4 (!!) visitatori in due ore di permanenza al Vittoriano: bene per noi, forse un po’ meno per gli organizzatori.
Sarà che siamo freschi visitatori di New York ma la parte della collezione permanente del Moma dedicata al Surrealismo surclassa di mille volte questa modesta mostra romana.
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Giovedì 29 Ottobre. 2009

Vent’anni e non sentirli. Sembra ieri che gli Elio e le storie Tese si sono affacciati con la loro musica parodistica e provocatoria, ma allo stesso tempo così perfetta dal punto di vista stilistico. Sembra ieri che il Pipppero scalava i vertici delle classifiche dei 45 giri (c’erano ancora anche se il loro lento declino stava iniziando). Invece sono già passati vent’anni dalla pubblicazione del loro primo album e l’occasione è stata celebrata con un concerto lunedì scorso al Teatro degli Arcimboldi di Milano e in diretta su Primafila la pay per view di Sky (per chi si è perso il live sul canale 353 il concerto è ancora disponibile al prezzo di 6 euro).
Accompagnati dalla Filarmonica Arturo Toscanini gli Elii hanno ripercorso la loro carriera a partire dal primo album Elio Samaga Hukapan Karijana Turu (di cui Elio nel concerto svela la traduzione irriferibile), passando per i brani di Italyan, Rum Casusu Cikti che li hanno fatti conoscere al grande pubblico, fino ai più recenti Cicciput e Studentessi.
Nelle due ore e passa di concerto c’è spazio anche per incursioni nella lirica: la versione della celebre aria Figaro dal Barbiere di Siviglia è imperdibile. E anche questa sarà presente nell’album raccolta in uscita domani, dall’improbabile titolo Gattini – Selezione Ufficiale dei Classici Nostri Belli.
Tra le mille chicche e partecipazioni straordinarie segnalamo la versione romanza di Shpalman di Max Pezzali, la splendida La Follia delle donne anche in versione tedesca; c’è poi dalla colonna sonora di Tutti gli uomini del deficiente, esilarante film della Gialappa’s Band Psichedelia per finire con l’unico inedito già in programmazione nelle radio, Storia di un bellimbusto.
Album imperdibile insomma per gli amanti del simpatico complessino. Come imperdibile sarà il tour che li vedrà in giro per l’Italia a partire da gennaio 2010. Per quanto mi riguarda ho già adocchiato le date di Roma: 12 e 13 febbraio all’Auditorium, Sala Sinopoli. Per vedere tutte le date, potete comunque cliccare qui.
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Lunedì 26 Ottobre. 2009
Il film di Giuseppe Capotondi è arrivato nelle sale preceduto dagli osanna della critica alla Mostra del cinema di Venezia che hanno visto nel film un ottimo prodotto di genere nel panorama sconfortante del cinema italiano.
In effetti il film è un thriller che soprattutto all’inizio dimostra di essere ben congegnato: Guido e Sonia si incontrano ad uno “speed date” e si piacciono. Solo che il loro incontro successivo sembra avere conseguenze tragiche.
La trama (che non racconto per non rovinare la visione) risulta però un po’ stantìa e, dopo l’inizio promettente, si perde in un evoluzione che sa troppo di già visto. Gli attori non mi sembrano poi nulla di eccezionale, mentre davvero azzeccata l’ambientazione in una Torino molto dark. Insomma, un compitino ben fatto, ma nulla di eccezionale.
Voto: 6
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Venerdì 23 Ottobre. 2009
Si chiude questa sera con la premiazione in Sala Sinopoli la quarta edizione della Festa del Cinema di Roma. Qui di seguito riporto la recensione dei fim che ho visto ieri e oggi. Tra di questi un film in concorso – Broderskab -, un’anteprima in esclusiva – il nuovo film dei Coen – e gli altri che appartengono alla sezione L’Altro Cinema – Extra.
Broderskab
Danimarca 2009 – 80′
Regia: Nicolo Donato
La breve sinossi sul programma mi ha incuriosito non poco, ma sono andato a vedere questo film ambientato negli ambienti dei neonazisti danesi con non pochi pregiudizi. I temi accostati – intolleranza razziale e omosessualità – sono senza dubbio abusati ormai e il rischio che ne venisse fuori un “pastrocchio” era alto. Invece è un film splendido, sui sentimenti che uniscono due giovani omosessuali che si trovano a vivere il loro amore in un ambito dove questo non può essere accettato. Donato affronta con rara sensibilità lo strazio interiore che dilania i due ragazzi, che dovranno scegliere tra il gruppo e il loro amore. Per nulla scontato e senza mai cadere nella stucchevole compiacenza, è un film che fa emozionare non poco. Sarebbe un peccato che una pellicola come questa non trovasse distribuzione.
A serious man
Stati Uniti 2009 – 106′
Regia: Joel e Ethan Coen
Uno dei titoli più attesi di questa edizione della festa (e lo dimostra il numero di vip o cosiddetti tali presenti ieri sera in sala), il nuovo film dei Coen è una miscela di humour mai così nero, citazioni colte e spiazante ironia su un mondo vicino ai due registi: il film è infatti ambientato nella loro città e parla della comunità ebraica. Dopo un fantastico prologo in yiddish, i Coen ci raccontano la storia di un novello Giobbe, un modesto professore in cerca di cattedra che nel giro di poco tempo si trova a dover affrontare la richiesta di divorzio della moglie che vuole vivere con il suo amante, problemi a lavoro e di salute. Insomma non gliene va dritta una. Cerca risposte da vari rabbini, che però non risolvono i suoi problemi, anzi. Satira noir, intelligente e a tratti esilarante. Come al solito i Coen ci regalano personaggi e situazioni spiazzanti e incredibilmente divertenti.
Garbo, the man who saved the world
Spagna, 2009 – 88′
Regia: Edmond Roch
La storia di una spia assurda che negli anni della seconda guerra mondiale si trova a fare il doppiogioco tra tedeschi e inglesi che, a quanto pare, ha reso possibile il successo dello sbarco in Normandia. Documentario ben costruito e raccontato in maniera originale e coinvolgente tra finti filmati d’epoca e interviste a storici e psicologi.
Jyurioku Pierrot
Giappone, 2009 – 119′
Regia: Jun-Ichi Mori
La storia di Izumi e Haru, due fratelli molto legati che si trovano a dover affrontare la morte della madre e la successiva malattia del padre. Si appassionano a misteriosi incendi che vengono appiccati in giro per la città e ad altrettanto misteriosi graffiti che Haru per lavoro deve ripulire. Flashback ci raccontano anche la storia che c’è dietro questi due fratelli, uno dei quali figlio di uno stupro subito dalla mamma. E’ un’intrigante e riuscitissima miscela di thriller e il racconto dell’intimità familiare che il regia narra con una poesia non comune. La modalità narrativa a metà strada tra l’introspezione orientale e l’esplicitazione dei sentimenti più occidentale rende il tutto commovente ed emozionante. La bravura dei giovani attori fa il resto. Da non perdere.
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Giovedì 22 Ottobre. 2009
La cosa che più colpisce quando si arriva a New York è quel senso di dejà-vù che deriva dal fatto di essere lo sfondo di migliaia di telefilm e film che ci accompagnano dall’infanzia. Così quelle strade ampie e trafficate perlopiù dai famosi taxi gialli, i grattacieli imponenti che ti portano a camminare a bocca aperta e occhi per aria, la frenesia quasi isterica dei pedoni che affollano i marciapiedi della Grande Mela notte e giorno, tutto ti rimanda un qualcosa di familiare e di accogliente anche in una realtà così diversa dalla nostra.
Quello che segue è il diario della nostra breve vacanza sulle rive del fiume Hudson. E’ quanto mai dettagliato, quindi anche potenzialmente palloso. Per chi non se lo vuole sorbire tutto due annotazioni importanti.
1. Per visitare i musei più importanti (MoMa, Metropolitan, Guggenheim) bisogna assolutamente dotarsi della City Pass (sul sito citypass.org): si risparmia sui singoli biglietti e soprattutto si evitano lunghe file agli ingressi.
2. Per alloggiare bene a Manhattan bisogna spendere tanto. Il nostro hotel
(Helmsley Hotel**** 42st. East) a Midtown è davvero confortevole, ma la spesa è rilevante: $190 a notte per persona. Il mio precedente soggiorno nella Grande Mela è stato sì più economico ma in un ostello non proprio pulitissimo e con i servizi in comune (American Dream Hostel, tra la 24esima e la Lexington,$ 80 a notte a testa). Basta avere chiare le proprie esigenze. Ed ora ecco il diario della nostra vacanza autunnale.
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Giovedì 22 Ottobre. 2009
Della Festa del Cinema in corso all’Auditorium di Roma quest’anno posso prendere parte solo ai giorni finali, quindi non riesco ad avere una visione complessiva. Ieri, però, mi sembrava tutto abbastanza sottotono, con i soliti quaqquaraqquà che si aggiravano con il loro accredito al collo e le borse della Festa (mai così brutte) e poca gente in giro. Il mio programma accorciato è cominciato con due documentari della sezione L’altro Cinema-Extra di cui parlo qui sotto e prosegue questa sera con la prima del nuovo film dei fratelli Coen. Venerdì invece, sessione mattutina con due film sempre della sezione Extra.
Mamachas del Ring
Bolivia, 2009 – 75′
Regia: Betty M Park
E’ la storia, senza dubbio originale, delle lottatrici boliviane che affrontano incontri di lotta libera vestendo gli abiti tradizionali delle indigene, le famose “polleras”, le ampie gonne e i cappellini a bombetta. Il tutto è organizzato comein un circo, con le lotte fra i vari gruppi che vanno in giro a fare questi show, a quanto pare molto apprezzati. Le immagini splendide di La Paz, i colori sgargianti delle donne boliviane e il solito gusto kitsch che accompagna le espressioni popolari dei sudamericani permettono di godere fino in fondo di un film in cui è la storia raccontata – noiosa e ripetitiva – il punto debole. Il che in un documentario è una pecca grave
Con Artist
Stati Uniti, 2009 – 84′
Regia: Michael Sladek
Mark Kostabi è un artista americano di origine estone che ha una storia davvero interessante alle spalle. Fra i più promettenti esponenti dell’avanguardia americana, Kostabi ha fatto molto parlare di sè all’epoca dell’esplosione della pop art per il suo modo spregiudicato ed anticonvenzionale di intendere l’arte. Portando alle estreme conseguenze l’assunto di Andy Warhol per cui l’arte in un epoca globalizzata e commerciale come quella moderna deve essere veicolata come prodotto, Kostabi da un lato rinnega il concetto di genio individuale, facendo fare ad altri – per lo più giovani in cerca di fama, che letteralmente sfrutta nel suo studio – le opere che poi firma e dichiarandolo pubblicamente; dall’altro assume un atteggiamento sempre più provocatorio verso tutto e tutti al solo scopo di far parlare di sè. Il documentario di Michael Sladek racconta ascesa, caduta e tentativo di risalita di questo controverso personaggio, di cui tutto si può dire tranne che non sia interessante. E della bontà del soggetto, ne è la riprova il fatto che il film non stanca, anzi mantiene vivo l’interesse dello spettatore dall’inizio alla fine.
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Martedì 13 Ottobre. 2009
Forse ho commesso l’errore di vederlo il giorno dopo essere andato a vedere Tarantino, forse mi sono fatto influenzare dalle parole di Berlusconi che con me funzionano come con i bambini la psicologia inversa. Ad ogni modo il super kolossal di Tornatore (costato 25 milioni di euro) ha confermato tutte le mie peggiori attese.
E’ la storia di Peppino, un bambino nato nella Bagheria degli anni ’30, che il film segue dall’infanzia alla vecchiaia pretendendo di raccontare attraverso le sue vicende la storia di un intero popolo, quello siciliano. Già così risulta evidente ai più che non si tratta proprio di un’idea originalissima. In più, Tornatore decide di svilupparla nel modo più classico e stantio che si possa, sullo stile della Meglio Gioventù.
Certo il trucco è migliore, quindi l’orrendo escamotage di far recitare agli attori lo stesso personaggio con 50 anni di più, è realizzato meglio rispetto all’imbarazzante Lo Cascio vecchio del film di Giordana, ma non tanto da allontanare il fastidio di un’evidente forzatura. In più, visto che di soldi grazie a Medusa ce n’erano in abbondanza, hanno ben pensato di infarcire la sceneggiatura con personaggi famosi riconoscibili dal grande pubblico, impegnati in camei assolutamente inutili allo sviluppo della trama (quale è il senso del Bova giornalista o delle tette della Bellucci tra le mani di un muratore?).
Peccato, perché il soggetto è decisamente interessante, così come l’idea di recitarlo tutto in stretto dialetto siciliano. Però le idee buone si fermano lì, il resto è difficilmente distinguibile da un cinepanettone natalizio.
Tanto le due ore e passa di Tarantino passano in un attimo, tanto quelle di Tornatore sono un supplizio che invita a guardare l’orologio dopo i primi venti minuti. Se questo è il film con cui l’Italia vuole vincere l’Oscar, stiamo messi davvero bene.
Voto: 5
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Martedì 13 Ottobre. 2009
Domani partiamo per New York, quindi il meteo sulla Grande Mela diventa particolarmente interessante. Diciamo che le previsoni non sono le migliori possibili. Una depressione sta attrversando il Nord-Est portando pioggie ed un generale abbassamento delle temperature. Nella scheda sopra le previsioni per i giorni del nostro soggiorno. In generale dunque saranno giornate nuvolose anche se non particolarmente piovose. Ecco nel dettaglio le previsioni (fonte Weather.com)
Wed Oct. 14 – Partly Cloudly
Temp. 40-55° F (4-12° C)
Precip. Chance: 10%
Thu Oct. 15 – Few Showers
Temp. 40-52° F (4-11° C)
Precip. Chance: 30%
Fri Oct. 16 – Showers
Temp. 38-49° F (3-9° C)
Precip. Chance: 60%
Sat Oct. 17 – Showers
Temp. 40-55° F (4-12° C)
Precip. Chance: 40%
Sun Oct. 18 – Few Showers
Temp. 40-57° F (4-14° C)
Precip. Chance: 30%
Mon Oct. 19 – Partly Cloudy
Temp. 45-58° F (7-14° C)
Precip. Chance: 20%
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Lunedì 12 Ottobre. 2009

Ragazzi, abbiamo trovato il film dell’anno. Il nuovo capolavoro di Quentin Tarantino, è puro godimento per chi ama il cinema del regista di Pulp Fiction e Kill Bill. E’ la storia di un gruppo di militari americani che ha un solo compito: uccidere quanti più nazisti possibile. A capo di questi bastardi senza gloria sta Brad Pitt, eccezionale nel ruolo dell’ufficiale americano senza pietà che si diverte a vedere spaccare la testa dei prigionieri con la mazza da baseball e che richiede espressamente lo scalpo dei nazisti uccisi ai suoi uomini.
La loro storia si intreccia con quella di Shoshanna, una giovane ebrea unica sopravvissuta all’eccidio della sua famiglia da parte di un terribile ufficiale nazista soprannominato “il cacciatore di ebrei”, che si ritrova poi ad avere di nuovo a che fare con questo sterminatore.
Due ore e mezza di cinema spettacolare, pieno di citazioni, richiami storici, esercizi stilistici che solo Tarantino è in grado di amalgamare così bene. Ecco dunque che trovano posto nel film nomi di registi di b-movies italiani degli anni ’80, immagini e richiami di un cinema che ha influenzato Tarantino in maniera evidente. E ancora, i titoli di testa partono con la grafica e una musica da tipico spaghetti-western per poi evolvere – musica e grafica – verso il classico film drammatico kolossal (Il Padrino o C’era una volta in America), lasciando presagire quello che stiamo per vedere.
L’inizio, poi, è un incredibile omaggio al prologo di C’era una volta il West di Sergio Leone: la capacità del regista americano di creare una situazione di tensione sempre maggiore senza che accada nulla, solo grazie agli sguardi, ai silenzi, ai movimenti dei protagonisti è qualcosa che da solo vale il prezzo del biglietto.
Dello stato di grazia in cui Tarantino dimostra di essere, ne sembrano beneficiare anche gli attori. Brad Pitt che sviluppa e matura quella carica ironica già espressa con i fratelli Cohen; Christopher Waltz che regala un’interpretazione davvero straordinaria.
Tarantino ama il cinema e si vede. Solo lui, come dice la Aspesi, è in grado di far morire tutti insieme Hitler, Gobbels, Goring e Bormann in un cinema tra una catartica e liberatoria pioggia di proiettili senza che ciò risulti inaccettabile storicamente. Dice il regista: «In un film tutto è possibile, anche far finire una guerra di colpo e di colpo togliere di mezzo i grandi criminali al potere; il cinema ha questa grande forza, far riflettere su come un solo gesto, una sola persona, potrebbero cambiare la storia».
Voto: 9
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Pubblicato da lacatasta