Lunedì 16 Novembre. 2009
L’impressione all’uscita dal cinema dopo aver visto l’ultimo film di Almodòvar è che il regista spagnolo si stia incamminando verso la fase calante della sua carriera. Gli indizi di questo, nel film sono diversi. A partire dal guazzabuglio di tematiche che sembra voler affrontare, quasi una summa dei suoi film precedenti: la malattia, l’amore non vissuto e quello costretto, il rapporto madre-figlio, anche una riflessione meta-cinematografica poco comprensibile a dire il vero. Alla fine, dopo due ore che avrebbero potuto essere tranquillamente un’ora e mezza, non sono riuscito a capire di cosa parlava il film.
Questi abbracci spezzati sembrano un “best of” di Almodòvar anche sul piano della struttura narrativa (il rimando temporale che piano piano disvela la storia nella sua interezza) e su quello delle modalità di ripresa. Sono consapevole che l’originalità a tutti i costi non necessariamente è un valore, ma la pochezza di idee che mi sembra di intravedere dietro la cinepresa del premio Oscar spagnolo mi lascia una lieve sensazione di delusione, difficile da mandar via.
Voto: 5,5
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Lunedì 16 Novembre. 2009
Di film o telefilm americani che ironizzano sull’esercito ce ne sono stati diversi in passato, da M.A.S.H. a Gli eroi di Hogan; il film di Grant Heslow si inserisce in questo filone e riesce, come dice Nepoti su Repubblica, a superarli in demenza. La storia è quella di un giornalista che vuole riscattarsi nella professione e nella vita andando in Iraq. Qui incontra Lyn Cassady che scopre essere stato uno dei membri di un’unità segreta dell’esercito nella quale venivano formati degli agenti psichici.
Il racconto della formazione di questa unità di disadattati che sono addestrati da un figlio dei fiori , interpretato da uno spettacolare Jeff Bridges, che li inizia all’uso dell’Lsd e di altre sostanze, si intreccia con la vicenda del giornalista e di Lyn, catturati da malviventi iracheni e poi portati in un campo statunitense. Una satira feroce sull’esercito, in una storia ben costruita e divertente con un cast di attori davvero di alto livello.
Voto: 7
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Martedì 10 Novembre. 2009
Siamo riusciti per un pelo a vedere il nuovo film di Michael Moore che dopo neanche due settimane dall’uscita viene proiettato su sale che si contano sulle dita di una mano. E stavolta non c’è nessun ostracismo o censura, ma è il film stesso ad essere piuttosto debole e così il passaparola non funziona bene come in altre occasioni. Certo l’argomento non è così coinvolgente come la storia di Bush o la tragedia di Columbine, ma risulta comunque evidente che stavolta il regista di Roger & Me è meno pungente di altre volte.
L’argomento è la grave crisi finanziaria che Moore racconta partendo dalle conseguenze (storie di persone sul lastrico, di case svendute, di vite rovinate) per risalire fino alle cause, fino ai veri colpevoli. E’ però nel modo di raccontare che sembra di sfogliare un libro già letto, con i brutti cattivi delle banche che si arricchiscono, la povera gente con le lacrime agli occhi e i classici buoni esempi che vengono dall’Europa. Per carità sto banalizzando, ma forse ad essere un po’ stantìo è lo stile di Moore nel realizzare questi documentari.
Come dicevano i nostri nonni, anche le cose belle alla lunga stancano. E per chi come Moore ha bisogno del colpo ad effetto, dello scoop per spingere le proprie argomentazioni, da questa inesorabile regola viene penalizzato oltre misura.
Voto: 6
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Lunedì 2 Novembre. 2009
Il Signor Frederiksen è un anziano vedovo scontroso che vive nei ricordi della moglie Ellie che sono disseminati per tutta la casa. Un loro sogno da giovani era quello di raggiungere le cascate Paradiso in Sudamerica e sistemarsi lì. Quando si trova di fronte lo spettro della casa di riposo, il vecchio Frederiksen decide di realizzare questo sogno. E vola (letteralmente) verso le tanto sospirate cascate. Suoi compagni di viaggio saranno il bimbo scout Russell. Insieme incontreranno nuovi amici e ne passeranno delle belle.
E’ un film dove la fantasia dello spettatore vola insieme ai palloncini del vecchio Fredriksen: insieme a lui piano piano si abbandona la realtà per entrare in un mondo dove a regnare sono la poesia e l’emozione. Solo allontanandosi dalla realtà, infatti, si possono riscoprire i veri valori della vita, l’amicizia su tutto.
La Pixar ci regala questo nuovo capolavoro con un livello di grafica animata davvero stupefacente che la magia del 3d è ancora più coinvolgente.
Voto: 7
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Lunedì 26 Ottobre. 2009
Il film di Giuseppe Capotondi è arrivato nelle sale preceduto dagli osanna della critica alla Mostra del cinema di Venezia che hanno visto nel film un ottimo prodotto di genere nel panorama sconfortante del cinema italiano.
In effetti il film è un thriller che soprattutto all’inizio dimostra di essere ben congegnato: Guido e Sonia si incontrano ad uno “speed date” e si piacciono. Solo che il loro incontro successivo sembra avere conseguenze tragiche.
La trama (che non racconto per non rovinare la visione) risulta però un po’ stantìa e, dopo l’inizio promettente, si perde in un evoluzione che sa troppo di già visto. Gli attori non mi sembrano poi nulla di eccezionale, mentre davvero azzeccata l’ambientazione in una Torino molto dark. Insomma, un compitino ben fatto, ma nulla di eccezionale.
Voto: 6
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Venerdì 23 Ottobre. 2009
Si chiude questa sera con la premiazione in Sala Sinopoli la quarta edizione della Festa del Cinema di Roma. Qui di seguito riporto la recensione dei fim che ho visto ieri e oggi. Tra di questi un film in concorso – Broderskab -, un’anteprima in esclusiva – il nuovo film dei Coen – e gli altri che appartengono alla sezione L’Altro Cinema – Extra.
Broderskab
Danimarca 2009 – 80′
Regia: Nicolo Donato
La breve sinossi sul programma mi ha incuriosito non poco, ma sono andato a vedere questo film ambientato negli ambienti dei neonazisti danesi con non pochi pregiudizi. I temi accostati – intolleranza razziale e omosessualità – sono senza dubbio abusati ormai e il rischio che ne venisse fuori un “pastrocchio” era alto. Invece è un film splendido, sui sentimenti che uniscono due giovani omosessuali che si trovano a vivere il loro amore in un ambito dove questo non può essere accettato. Donato affronta con rara sensibilità lo strazio interiore che dilania i due ragazzi, che dovranno scegliere tra il gruppo e il loro amore. Per nulla scontato e senza mai cadere nella stucchevole compiacenza, è un film che fa emozionare non poco. Sarebbe un peccato che una pellicola come questa non trovasse distribuzione.
A serious man
Stati Uniti 2009 – 106′
Regia: Joel e Ethan Coen
Uno dei titoli più attesi di questa edizione della festa (e lo dimostra il numero di vip o cosiddetti tali presenti ieri sera in sala), il nuovo film dei Coen è una miscela di humour mai così nero, citazioni colte e spiazante ironia su un mondo vicino ai due registi: il film è infatti ambientato nella loro città e parla della comunità ebraica. Dopo un fantastico prologo in yiddish, i Coen ci raccontano la storia di un novello Giobbe, un modesto professore in cerca di cattedra che nel giro di poco tempo si trova a dover affrontare la richiesta di divorzio della moglie che vuole vivere con il suo amante, problemi a lavoro e di salute. Insomma non gliene va dritta una. Cerca risposte da vari rabbini, che però non risolvono i suoi problemi, anzi. Satira noir, intelligente e a tratti esilarante. Come al solito i Coen ci regalano personaggi e situazioni spiazzanti e incredibilmente divertenti.
Garbo, the man who saved the world
Spagna, 2009 – 88′
Regia: Edmond Roch
La storia di una spia assurda che negli anni della seconda guerra mondiale si trova a fare il doppiogioco tra tedeschi e inglesi che, a quanto pare, ha reso possibile il successo dello sbarco in Normandia. Documentario ben costruito e raccontato in maniera originale e coinvolgente tra finti filmati d’epoca e interviste a storici e psicologi.
Jyurioku Pierrot
Giappone, 2009 – 119′
Regia: Jun-Ichi Mori
La storia di Izumi e Haru, due fratelli molto legati che si trovano a dover affrontare la morte della madre e la successiva malattia del padre. Si appassionano a misteriosi incendi che vengono appiccati in giro per la città e ad altrettanto misteriosi graffiti che Haru per lavoro deve ripulire. Flashback ci raccontano anche la storia che c’è dietro questi due fratelli, uno dei quali figlio di uno stupro subito dalla mamma. E’ un’intrigante e riuscitissima miscela di thriller e il racconto dell’intimità familiare che il regia narra con una poesia non comune. La modalità narrativa a metà strada tra l’introspezione orientale e l’esplicitazione dei sentimenti più occidentale rende il tutto commovente ed emozionante. La bravura dei giovani attori fa il resto. Da non perdere.
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Giovedì 22 Ottobre. 2009
Della Festa del Cinema in corso all’Auditorium di Roma quest’anno posso prendere parte solo ai giorni finali, quindi non riesco ad avere una visione complessiva. Ieri, però, mi sembrava tutto abbastanza sottotono, con i soliti quaqquaraqquà che si aggiravano con il loro accredito al collo e le borse della Festa (mai così brutte) e poca gente in giro. Il mio programma accorciato è cominciato con due documentari della sezione L’altro Cinema-Extra di cui parlo qui sotto e prosegue questa sera con la prima del nuovo film dei fratelli Coen. Venerdì invece, sessione mattutina con due film sempre della sezione Extra.
Mamachas del Ring
Bolivia, 2009 – 75′
Regia: Betty M Park
E’ la storia, senza dubbio originale, delle lottatrici boliviane che affrontano incontri di lotta libera vestendo gli abiti tradizionali delle indigene, le famose “polleras”, le ampie gonne e i cappellini a bombetta. Il tutto è organizzato comein un circo, con le lotte fra i vari gruppi che vanno in giro a fare questi show, a quanto pare molto apprezzati. Le immagini splendide di La Paz, i colori sgargianti delle donne boliviane e il solito gusto kitsch che accompagna le espressioni popolari dei sudamericani permettono di godere fino in fondo di un film in cui è la storia raccontata – noiosa e ripetitiva – il punto debole. Il che in un documentario è una pecca grave
Con Artist
Stati Uniti, 2009 – 84′
Regia: Michael Sladek
Mark Kostabi è un artista americano di origine estone che ha una storia davvero interessante alle spalle. Fra i più promettenti esponenti dell’avanguardia americana, Kostabi ha fatto molto parlare di sè all’epoca dell’esplosione della pop art per il suo modo spregiudicato ed anticonvenzionale di intendere l’arte. Portando alle estreme conseguenze l’assunto di Andy Warhol per cui l’arte in un epoca globalizzata e commerciale come quella moderna deve essere veicolata come prodotto, Kostabi da un lato rinnega il concetto di genio individuale, facendo fare ad altri – per lo più giovani in cerca di fama, che letteralmente sfrutta nel suo studio – le opere che poi firma e dichiarandolo pubblicamente; dall’altro assume un atteggiamento sempre più provocatorio verso tutto e tutti al solo scopo di far parlare di sè. Il documentario di Michael Sladek racconta ascesa, caduta e tentativo di risalita di questo controverso personaggio, di cui tutto si può dire tranne che non sia interessante. E della bontà del soggetto, ne è la riprova il fatto che il film non stanca, anzi mantiene vivo l’interesse dello spettatore dall’inizio alla fine.
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Martedì 13 Ottobre. 2009
Forse ho commesso l’errore di vederlo il giorno dopo essere andato a vedere Tarantino, forse mi sono fatto influenzare dalle parole di Berlusconi che con me funzionano come con i bambini la psicologia inversa. Ad ogni modo il super kolossal di Tornatore (costato 25 milioni di euro) ha confermato tutte le mie peggiori attese.
E’ la storia di Peppino, un bambino nato nella Bagheria degli anni ’30, che il film segue dall’infanzia alla vecchiaia pretendendo di raccontare attraverso le sue vicende la storia di un intero popolo, quello siciliano. Già così risulta evidente ai più che non si tratta proprio di un’idea originalissima. In più, Tornatore decide di svilupparla nel modo più classico e stantio che si possa, sullo stile della Meglio Gioventù.
Certo il trucco è migliore, quindi l’orrendo escamotage di far recitare agli attori lo stesso personaggio con 50 anni di più, è realizzato meglio rispetto all’imbarazzante Lo Cascio vecchio del film di Giordana, ma non tanto da allontanare il fastidio di un’evidente forzatura. In più, visto che di soldi grazie a Medusa ce n’erano in abbondanza, hanno ben pensato di infarcire la sceneggiatura con personaggi famosi riconoscibili dal grande pubblico, impegnati in camei assolutamente inutili allo sviluppo della trama (quale è il senso del Bova giornalista o delle tette della Bellucci tra le mani di un muratore?).
Peccato, perché il soggetto è decisamente interessante, così come l’idea di recitarlo tutto in stretto dialetto siciliano. Però le idee buone si fermano lì, il resto è difficilmente distinguibile da un cinepanettone natalizio.
Tanto le due ore e passa di Tarantino passano in un attimo, tanto quelle di Tornatore sono un supplizio che invita a guardare l’orologio dopo i primi venti minuti. Se questo è il film con cui l’Italia vuole vincere l’Oscar, stiamo messi davvero bene.
Voto: 5
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Lunedì 12 Ottobre. 2009

Ragazzi, abbiamo trovato il film dell’anno. Il nuovo capolavoro di Quentin Tarantino, è puro godimento per chi ama il cinema del regista di Pulp Fiction e Kill Bill. E’ la storia di un gruppo di militari americani che ha un solo compito: uccidere quanti più nazisti possibile. A capo di questi bastardi senza gloria sta Brad Pitt, eccezionale nel ruolo dell’ufficiale americano senza pietà che si diverte a vedere spaccare la testa dei prigionieri con la mazza da baseball e che richiede espressamente lo scalpo dei nazisti uccisi ai suoi uomini.
La loro storia si intreccia con quella di Shoshanna, una giovane ebrea unica sopravvissuta all’eccidio della sua famiglia da parte di un terribile ufficiale nazista soprannominato “il cacciatore di ebrei”, che si ritrova poi ad avere di nuovo a che fare con questo sterminatore.
Due ore e mezza di cinema spettacolare, pieno di citazioni, richiami storici, esercizi stilistici che solo Tarantino è in grado di amalgamare così bene. Ecco dunque che trovano posto nel film nomi di registi di b-movies italiani degli anni ’80, immagini e richiami di un cinema che ha influenzato Tarantino in maniera evidente. E ancora, i titoli di testa partono con la grafica e una musica da tipico spaghetti-western per poi evolvere – musica e grafica – verso il classico film drammatico kolossal (Il Padrino o C’era una volta in America), lasciando presagire quello che stiamo per vedere.
L’inizio, poi, è un incredibile omaggio al prologo di C’era una volta il West di Sergio Leone: la capacità del regista americano di creare una situazione di tensione sempre maggiore senza che accada nulla, solo grazie agli sguardi, ai silenzi, ai movimenti dei protagonisti è qualcosa che da solo vale il prezzo del biglietto.
Dello stato di grazia in cui Tarantino dimostra di essere, ne sembrano beneficiare anche gli attori. Brad Pitt che sviluppa e matura quella carica ironica già espressa con i fratelli Cohen; Christopher Waltz che regala un’interpretazione davvero straordinaria.
Tarantino ama il cinema e si vede. Solo lui, come dice la Aspesi, è in grado di far morire tutti insieme Hitler, Gobbels, Goring e Bormann in un cinema tra una catartica e liberatoria pioggia di proiettili senza che ciò risulti inaccettabile storicamente. Dice il regista: «In un film tutto è possibile, anche far finire una guerra di colpo e di colpo togliere di mezzo i grandi criminali al potere; il cinema ha questa grande forza, far riflettere su come un solo gesto, una sola persona, potrebbero cambiare la storia».
Voto: 9
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Venerdì 9 Ottobre. 2009
Che si tratti di una serata al cinema diversa dal solito lo si capisce sin dalla biglietteria, quando un signore gentile ti invita ad andare a vedere proprio questo film. Quando poi, poco prima dell’inizio del film, quel signore gentile entra in sala e si presenta come il regista del film che stai per vedere la sorpresa aumenta. Ed è con occhio diverso che guardi al film, con maggiore partecipazione, anche con maggiore benevolenza, come quando un tuo amico ti chiede di leggere una cosa che ha scritto o una canzone che ha composto.
Vittorio Moroni è uno dei giovani registi italiani più promettenti, con Tu devi essere il lupo (splendido, ndr.) ha vinto il David di Donatello, il massimo premio cinematografico del nostro paese, eppure ha difficoltà a trovare un canale distributivo per il suo ultimo film: questo deve far pensare e non poco a chi spende tante parole e pochi fatti per il cinema italiano di qualità.
Detto questo, passiamo al film. E’ il racconto di tre vite, di tre donne e del modo di vivere il loro amore. Il tratto quasi giornalistico con cui Moroni tratteggia le loro storie permette inizialmente una visione psicologica e distaccata su di esse: le loro esperienze di vita sono una spiegazione evidente alle loro scelte amorose. Così la bella Deborah, dopo un passato da pornostar, si lega con un ragazzo siciliano a cui non si darebbe un euro; così la anziana milanese Erika vuole prolungare la sua giovinezza sposando un giovane senegalese; così la romagnola Veronica, che ha visto morire il suo ex ragazzo Nicola da un giorno all’altro senza una spiegazione, trova un senso quasi catartico della sua vita nell’accompagnare fino alla morte (questa sì attesa, quasi programmata) del marito affetto da sclerosi multipla.
Le notazioni psicologiche dovrebbero – con l’andare del racconto – lasciare spazio alle emozioni di queste coppie formate da vite che si attorcigliano l’una all’altra, abbracciandosi e sostenendosi a vicenda. E forse è questo quello che mi è mancato nella visione del film. Il poter abbandonare lo sguardo distaccato e cinico, per calarmi emotivamente nelle storie raccontate. Il tono documentaristico che caratterizza il film in effetti farebbe pensare che l’obiettivo del regista non sia quello di dare emozioni, ma semplicemente quello di raccontare uno spaccato dell’universo femminile nell’Italia di oggi. Eppure, mentre mi allontano dal cinema con in mano il fotogramma del film che carinamente Moroni regala all’uscita dalla sala a tutti gli spettatori, non riesco a togliermi quella sottile delusione di non aver pienamente “vissuto” quello che ho appena visto.
P.s.: per chi volesse vedere il film, è in programmazione questa settimana al Politecnico Fandango, sulla Flaminia.
Voto: 6,5
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Pubblicato da lacatasta