L’incanto e la disperazione

Lunedì 6 Ottobre. 2008

E’ in queste due parole che si può racchiudere il modo di vedere il mondo di Wislawa Szymborska: un mondo in cui l’ineffabile casualità che dirige tutte le cose si muove in maniera armonica e sublime. Quanto è bella l’apparente oggettività descrittiva della poetessa polacca quando si stupisce – e con lei il lettore – nel vedere quanto è piccolo e ininfluente sul Tutto ogni singolo essere umano; nel vedere come le cose accadono aldilà della nostra volontà “Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto per metà” (Amore a prima vista).

Come giustamente suggerisce il suo traduttore italiano, Pietro Marchesani, nella poesia della Szymborska a rilevare non sono le domande che essa si pone, quanto il modo di porle con quell’inconfondibile capacità di interrogarsi sui fondamentali problemi dell’esistenza (l’altro,la vita, l’amore, la morte) muovendo dalla concretezza delle cose, delle situazioni e dei sentimenti, con una connotazione ironica che garantisce alle parole quella leggerezza che si pone come sublime ossimoro alla gravità dei temi affrontati.

E’ per tutto questo che della poesia della Szymborska non ci si può non innamorare. Mi ha regalato l’emozione, che non provavo da tempo, di aprire un libro e scoprire qualcosa di talmente bello e prezioso da doverlo custodire, gustare pian piano, con il giusto rispetto.

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La sconfitta

Domenica 22 Giugno. 2008

guardate gente
arriva come niente fosse
ma sa che noi sappiamo
e abbassa lo sguardo

ha perso dove si vince
ha pianto dove si ride
è rimasto dove si scappa

quanta banalità nella sua tragedia
quanta pena per lo sconfitto
il suo unico merito
essere altro da noi

ora lasciatelo solo
senza vita
a pesare ogni respiro
ogni sguardo che è stato

a distruggersi
nel ricordo di un futuro
che poteva essere


Mattina d’autunno a Corviale

Sabato 19 Aprile. 2008

#1
L’albero giallo
sconfitto
guarda il sole -
e lo sfida,
sereno

#2
L’assurdo compiacimento estetico
del rumore dei tacchi
sul pavimento
rende triste
la mia vacua felicità


Tramonto di fuoco

Venerdì 11 Aprile. 2008

Quale vita,
quale pace
se oltre le nuvole
il sole si spegne
e beffardo ci punisce
con raggi gravidi
di rossa inquietudine