New York City

Giovedì 22 Ottobre. 2009

nyc 2009La cosa che più colpisce quando si arriva a New York è quel senso di dejà-vù che deriva dal fatto di essere lo sfondo di migliaia di telefilm e film che ci accompagnano dall’infanzia. Così quelle strade ampie e trafficate perlopiù dai famosi taxi gialli, i grattacieli imponenti che ti portano a camminare a bocca aperta e occhi per aria, la frenesia quasi isterica dei pedoni che affollano i marciapiedi della Grande Mela notte e giorno, tutto ti rimanda un qualcosa di familiare e di accogliente anche in una realtà così diversa dalla nostra.

Quello che segue è il diario della nostra breve vacanza sulle rive del fiume Hudson. E’ quanto mai dettagliato, quindi anche potenzialmente palloso. Per chi non se lo vuole sorbire tutto due annotazioni importanti.

1. Per visitare i musei più importanti (MoMa, Metropolitan, Guggenheim) bisogna assolutamente dotarsi della City Pass (sul sito citypass.org): si risparmia sui singoli biglietti e soprattutto si evitano lunghe file agli ingressi.

2. Per alloggiare bene a Manhattan bisogna spendere tanto. Il nostro hotel
(Helmsley Hotel**** 42st. East) a Midtown è davvero confortevole, ma la spesa è rilevante: $190 a notte per persona. Il mio precedente soggiorno nella Grande Mela è stato sì più economico ma in un ostello non proprio pulitissimo e con i servizi in comune (American Dream Hostel, tra la 24esima e la Lexington,$ 80 a notte a testa). Basta avere chiare le proprie esigenze. Ed ora ecco il diario della nostra vacanza autunnale.

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Il fascino discreto di Verona

Mercoledì 16 Settembre. 2009

Lo scorso fine settimana siamo stati a Verona, la città del pandoro, di Romeo e Giulietta e dell’Arenadiverona (si dice tutto attaccato). Il tempo è stato decisamente clemente con noi e ci ha permesso di visitarla in lungo e in largo. Con una card da 15 euro, si ha accesso a tutti i punti di interesse maggiori e la possibilità di circolare liberamente con i mezzi pubblici. In realtà di autobus non ce n’è bisogno perché il centro storico è raccolto ed è piacevole attraversarlo a piedi.

L’impressione che mi ha dato Verona è quella di una bella cittadina di provincia, che nell’insieme architettonico formato da strutture di epoca romana (Teatro, l’Arena), da edifici rinascimentali e chiese romaniche, risulta armoniosa e gradevole. Non regala quelle emozioni forti che possono dare altre città d’arte, ma è questa pace, questa pacatezza uno dei suoi migliori pregi. Poi l’ottima sistemazione (Hotel Europa a due passi da Piazza Brà) e l’ottimo cibo (segnalo il risotto all’amarone del ristorante l’Arena), hanno fatto da contorno perfetto per il clou della trasferta, il concerto all’Arena di Gianna Nannini.

L’ambientazione favolosa regala una scenografia inimitabile e un suono pulito e chiaro che permette a tutti gli spettatori di godere appieno del concerto. Poi la Nannini è stata davvero una piacevole sorpresa. Miscela una capacità di tenere il palco davvero rara, specie per una cantante donna, ad una voce affascinante e coinvolgente. Più di 20 brani, tra vecchi successi e canzoni del nuovo album hanno fatto passare in un attimo le due ore del concerto.


Andalusia 2009

Venerdì 14 Agosto. 2009

P1000102Cercare di spiegare una terra come l’Andalusìa a parole è difficile. Si tratta di colori, di sensazioni, di sapori, di odori, che solo vivendoli si possono capire. E’ una terra di contrasti forti, colori accesi, temperamenti sanguigni, emozioni violente. La regione delle corride, del flamenco e della siesta. Del caldo torrido, insopportabile, delle estati che scorrono lente, sudate, all’ombra di uno splendido patìo morisco, accompagnate dallo stanco movimento ritmico di un ventaglio che è una vera e propria opera d’arte.

Per capire in pieno l’Andalusia è necessario immergersi nella calura opprimente dell’estate. Si fa più fatica, certo, ma solo ai quarantadue gradi del primo pomeriggio sivigliano o nelle folate di vento caldo del tardo pomeriggio a Cordoba si comprende davvero appieno il modo di vestire, di abitare, di vivere degli abitanti di questa splendida regione che è molto di più della terra delle vacanze al mare per gli spagnoli.

Quello che segue è il diario del nostro viaggio, troverete elencati luoghi visitati, alberghi, spostamenti. Cercherò di essere il più preciso possibile, affinchè questo nostro promemoria non sia solo un memo affettivo per noi, ma anche una utile guida per chi sceglierà in futuro questa come una metà per le vacanze.

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Rimini

Giovedì 9 Luglio. 2009

Penso sia così per tutti: quando si torna in luoghi dove si è trascorsa l’infanzia o l’adolescenza c’è sempre un po’ l’effetto seppia, quello della foto anni ’70 con i colori un po’ sbiaditi, i capelloni degli adulti e i vestiti molto più belli di quelli di oggi. Questo è l’effetto che provo io quando vado a Rimini. Per me da sempre ha voluto dire vacanza, mare, divertimento. Ripercorrendo in macchina, o a piedi, i luoghi in cui tanti anni fa scorazzavo con Natalia in bicicletta, mi assale una nostalgia che non è giustificata da ricordi particolari, ma è più una malinconia generale per i tempi che non ci sono più.

Così, passeggiando sul Corso mi ricordo alle migliaia di vasche che ho fatto nei caldi pomeriggi d’agosto, quasi a tirare i miei genitori che con andamento vacanziero ciondolavano da una vetrina all’altra perdendo tempo prezioso verso il traguardo fresco ed appagante del gelato alla “Romana”. Passo davanti al ristorante Pic Nic e mi vengono subito alla mente le decine di pranzi e cene che abbiamo fatto. Il Borgo di San Giuliano con quelle strade che ho fatto tante volte con mia nonna, e lì adesso c’è un ristorante, guarda come hanno messo apposto bene qua e la tavola calda diventata un kebab.

Poi verso il mare, il tragitto che in bicicletta facevo con mia sorella dietro per andare a fare il bagno, e ancora le giornate intere trascorse in Aquafan che per le volte che siamo andati conoscevamo ormai come le nostre tasche. E ancora, la grigliata di mio zio, la cena a base di piada (non piadina!) e prosciutto, il cocomero fresco sulla collina di Covignano.

Per me tornare a Rimini significa tuffarmi letteralmente nei periodi più felici della mia infanzia e adolescenza, significa riscoprire radici profonde che ho in me, non ho mai coltivato, eppure non sono mai morte. Poter condividere tutto questo con chi davvero conta nella mia vita è un dono prezioso di cui non sarò grato mai abbastanza.


Viaggio nel Gargano

Venerdì 5 Giugno. 2009

viesteSiamo partiti sabato mattina con costume, crema, secchiello e paletta pieni di speranze di poterci godere un bel ponte all’insegna del sole e del mare della Puglia. Ce ne torniamo a casa sotto scrosci di pioggia tropicali, tra nuvole nere e temperature autunnali, bagnati ma non delusi. Perché se è vero che il mare lo abbiamo visto solo da lontano, il Gargano non ha deluso le nostre aspettative, specialmente quelle culinarie.

Sabato infatti nel ricevimento del matrimonio – che poi era la ragione vera della trasferta pugliese – il pesce lo abbiamo degustato in tutte le possibili declinazioni, dalla classica grigliata, alla frittura di paranza, ai ravioli al profumo di mare con mollica di pane sopra. Il trittico della casa, sempre a base di pesce, ci ha regalato davvero i sapori del mare e del pesce freschissimo. Altro giro, altra mangiata di pesce, al Ristorante dell’albergo Panorama del Golfo a Siponto, vicino Manfredonia. Qui un’ottima frittura e una spigola alla brace più contorni a base di verdura, ci è costato 15 euro a persona. Senza vino, è vero, ma comunque il prezzo è ottimo.

Manfredonia è un posto non particolarmente attraente dal punto di vista turistico, anche se, dopo la pioggia di domenica, nella passeggiata di lunedì sera, il cielo sereno e la temperatura più alta le davano già un altro aspetto decisamente più piacevole. Anche Siponto, la parte meridionale della città, non è un granchè con un panorama della spiaggia, trascurata e sporca, che non rende onore alla bellezza del mare.

La sorpresa in postivo invece, ce l’ha riservata la visita a Vieste (foto), che con il suo centro storico abbarbicato sulle pendici del promontorio, e con le case bianche che le regalano un’atmosfera quanto mai vacanziera e rilassata, è davvero una delle perle del Gargano. Da segnalare la strada che da Mattinata porta a Vieste, che regala degli squarci mozzafiato con l’armonioso contrasto tra il piatto blu del mare e le scoscese pendici del promontorio.

Rinunciando a malincuore a Peschici, troppo lontano dalla base, lunedì fra nuvole e squarci di sereno, ci siamo diretti verso San Giovanni Rotondo. Che questo sia il paese di Padre Pio, lo si capisce da tutto: cartelli stradali, immagini del santo che si trovano in ogni dove, decalcomanie stile Che Guevara sulle macchine. Visitando il santuario l’idea è quella dei mercanti al tempio: tra negozi di souvenir, alberghi, ristoranti e parcheggiatori abusivi, tutto è un suk nel quale l’immagine del Santo altro non è che l’oggetto del mercanteggio.

Merita una visita la intrigante struttura ad archi della Basilica progettata da Renzo Piano, decisamente avveniristica ma armoniosa, che non stride con l’ambiente circostante. Dopo San Giovanni il vuoto. Nel senso che lì intorno ci son una serie di paesini, piuttosto insignificanti e che, sinceramente, non valgono il costo della benzina utilizzata per raggiungerli. Insomma, il Gargano è uno stupendo posto di mare, dove si mangia benissimo e si possono trascorrere delle belle vacanze estive, specie in famiglia. Arte e monumenti, però, stanno da un’altra parte.


Il fascino discreto di Copenhagen

Domenica 5 Aprile. 2009

sirenettaImmaginate di assistere ad un concerto rock, magari vicino alle casse. Alla fine dello spettacolo avrete la sensazione di avere le orecchie ovattate e il silenzio risulterà ancora più assordante. Questo è l’effetto di una passeggiata in un freddo venerdì sera nel centro di Copenhagen appena arrivati da Roma. La gente in giro è pochissima, i negozi sono chiusi e la notte sembra più buia che da noi, merito di un uso intelligente dell’illuminazione pubblica che crea una luminosità soffusa, un effetto abat-jour che regala un fascino magico alle vie della capitale danese.

Copenhagen è così, apparentemente silenziosa, discreta e introversa come ti aspetti da una cittadina del Nord Europa. Ma è anche molto accogliente. E’ proprio questo profilo “basso”, questi toni molto soft che la rendono estremamente seducente e coinvolgente. Non c’è paura nel girare per le strade di notte, ci si dimentica presto di essere per le vie di una delle capitali europee e sembra ci si immerga in uno dei viali dei paesini di montagna per la passeggiata serale dopo una giornata sulle piste.

Certo il clima aiuta: nei tre giorni di permanenza la temperatura ha raramente superato i 5 gradi, ma il freddo è sopportabile, umido solo vicino ai corsi d’acqua e fastidioso solo se accompagnato dal vento che qui, a quanto sembra, la fa un po’ da padrone. Comunque basta coprirsi bene (giubbotto da neve, cappello e guanti sono ok) per poter girare senza problemi. Prima tappa, lo Stroget, l’insieme di via che taglia in due il centro cittadino e da Radhusplats (la piazza del Municipio) arriva fino a Nyrhvan l’altra grande piazza conquistandosi il titolo di strada dello shopping più lunga del mondo. Poi cartina in mano e via a visitare tutti i quartieri della città, da Frederiksberg a Cristianshavn fino all’immancabile capatina nel libero stato di Cristiania, la comune hippy più famosa del mondo, che resiste nonostante l’assedio a cui le politiche conservatrici dei governi danesi degli ultimi anni l’hanno costretta.

Data la relativa vicinanza, assolutamente d’obbligo un salto nella vicina Malmo, e da non perdere la visita a Frederiksborg Slot, il più bel castello reale della Danimarca a Hillerod (entrambe queste destinazioni a 35 minuti di treno dalla stazione di Copenhagen). Insomma Copenhagen vale assolutamente la spesa, peraltro contenuta e il tempo. Ecco il diario di viaggio di questo weekend lungo in terra di Danimarca.

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L’isola degli asini

Lunedì 11 Agosto. 2008

In Sardegna ad Agosto con calette splendide tutte per sé, chilometri di costa da esplorare in solitaria, natura selvaggia da vedere da vicino, cieli stellati mai visti prima e silenzi interrotti dai versi di animali selvaggi. Tutto questo è l’Asinara, isola al largo di Porto Torres, un tempo sede del famoso carcere di massima sicurezza. Ora il carcere non c’è più, anche se le strutture sono ancora lì, e l’isola si può visitare liberamente.C’è un solo ostello che può ospitarvi per rimanere a dormire, nessun’altro tipo di servizio (l’unico bar chiude alle 17.30 e si trova a 30 minuti di macchina), il cellulare fa fatica a prendere e non c’è telefono fisso. Ma nonostante questo vi assicuro che ne vale la pena. Perché significa potersi godere l’isola quando tutti i turisti giornalieri sono già ripartiti. Un tuffo a Cala Sabina senza nessuno vale ben più dei pochi euro che si spende per dormire, così come potersi godere le stelle cadenti di metà agosto lontano dalle luci e dai rumori della vicina Stintino.

All’Asinara sono andato per fare Swimtrekking, un’attività poco conosciuta ma che sono sicuro prenderà sempre più piede. In pratica equipaggiati con muta, pinne, maschera e boccaglio si percorrono a nuoto chilometri di costa alla scoperta dei fondali. E l’Asinara è in questo l’ideale. Una scoperta continua di fondali sempre diversi, con una fauna splendida (aiuta in questo il fatto che è zona marina protetta nella quale è assoluto divieto di pesca) fatta di cernie, dentici, spigole, pinne nobilis (soprattutto!!), e chi più ne ha più ne metta. La sensazione di volare sulle rocce e poi sulle spiagge e poi sulla vegetazione lussureggiante fatta di alghe anche tropicali, di ricci di mare che ti dà il nuotare vicino alla costa è veramente emozionante.

Una settimana e già ho nostalgia dell’Asinara, del suo mare turchese e blu intenso, dei ragli degli asinelli che vivono liberi sull’isola, dello sbuffo dei cinghiali con cui non è raro trovarsi faccia a faccia. Della natura che grida lì più che mai la sua forza.

L’augurio è che sisalvaguardi dall’uomo questo paradiso terrestre che l’avidità non è ancora riuscita a conquistare.
Perchè, come dal nome della cooperativa che gestisce l’ostello rimanga ancora a lungo un Sogno.


Bern und Thun

Lunedì 11 Agosto. 2008
Vista del lago di Thun dalla cittadina

Vista del lago di Thun dalla cittadina

Berna può essere irritante per quanto è a misura d’uomo. La capitale della Svizzera è una splendida città sulle sponde dell’Aar, esattamente il tipo di posto nel quale mi piacerebbe abitare. So benissimo che fare il turista in un posto e vivere in quello stesso posto è cosa ben diversa, ma la sensazione di accoglienza e di agio che mi ha dato l’ho provata poche altre volte. Servizi ottimi, locali aperti fino a tardi la sera (per la Svizzera è cosa davvero rara, almeno per quella che ho visto io), tanti giovani e tanta vitalità in giro. Ma è anche un posto tranquillo, traffico assente anche perché il modo migliore per girarla è sicuramente in bicicletta.

E poi c’è il fiume nel quale si può fare il bagno (ve l’immaginate un tuffo nel Tevere la sera dopo il lavoro?), tanti boschi per un tranquillo giro in bici. Davvero un ottimo esempio di come si possa coniugare l’offerta di servizi ad uno stile di vita “umano”.

Thun si trova sul lago omonimo, un piccolo borgo dove c’è tutto quello che ti aspetti da una cittadina nella Svizzera interna, castello, chiesa protestante, biciclette. Di Thun mi ha colpito: i cambiamenti repentini di tempo, per cui piove almeno una volta al giorno e le nuvole in genere non ci mettono più di dieci minuti ad addensarsi e coprire un cielo che pochi minuti prima era azzurro. Il castello con le quattro torri, visto solo dall’esterno ma con l’impressione di avere visto il meglio, il wellness centre tutto per noi nel mega albergo sulla riva del lago, pressoché deserto, la bici con la lampadina e la dinamo e tutto (mi è sempre piaciuta la bicicletta con la dinamo.

Nota a margine: nel ritorno verso il Gottardo passando per il Sustenpass ci sono degli scorci davvero straordinari, dove il verde dei prati e l’azzurro del sole sono così puliti, intensi, che dopo un po’, a guardarli, fanno male gli occhi.


Venezia

Lunedì 16 Giugno. 2008

Venezia, Sabato 14 ore 12.30

Questo weekend sono stato per la prima volta a Venezia. La magia e la poesia di questa città galleggiante è proverbiale, ma le emozioni che sa dare sono andate oltre ogni mia aspettativa. Il tragitto che dalla stazione ti porta all’albergo attraverso il Canal Grande è una meraviglia continua. Osservare questi splendidi palazzi completamente circondati dal mare è impressionante, così come lo è il silenzio che ti avvolge appena ti inoltri nei vicoli e le calle nascosti. E’ l’effetto che fa una città senza macchine, senza traffico. Il silenzio amplificato dallo scorrere placido dell’acqua dei canali ti permette di concentrarti sui palazzi, sulle strette viuzze tenute splendidamente.

Del resto di Venezia quello che affascina è la parte “immobile” della città, palazzi, case, chiese, campanili, paradossalmente resi ancora più fermi dal contrasto col movimento dell’acqua che li circonda. Le persone passano in secondo piano, come un contorno non necessario all’esistenza della città. E ormai di veneziani veri ne rimangono pochi, se è vero che la popolazione della Serenissima è in costante discesa e quasi tutta concentrata nell’hinterland industriale (Marghera e Mestre).

Venezia è bella sotto il sole, ma forse è ancora più suggestiva sotto la pioggia, quella fine ed insistente che ricorda le ambientazioni di Thomas Mann che ci ha accolto sabato. L’animo malinconico e un po’decadente di Venezia è il suo vero elemento caratteristico, che si ritrova nello spirito della città, nei campanili inclinati, nel triste sfarzo del Casinò. In Venezia si ritrovano materializzati stati d’animo, sensazioni, modi di essere che ci appartengono, che riconosciamo e che ci fanno amare ancora di più la regina della laguna.