Giochiamo al paradiso

Sabato 1 Novembre. 2008

Facciamo che io sono un soldato, che ritorna a casa dopo aver combattuto per tanti anni, tutto sporco, con la pelle annerita dal sole, il cappello rovinato e la camicia strappata.

Facciamo che spalanco la porta e lascio che l’onda del sole che sommerge la stanza porti la mia ombra fino a te.

Facciamo che tu sei la mia donna bellissima che ti giri a guardarmi mentre, accovacciata vicino al fuoco, stai preparando qualcosa da mangiare e mi vieni incontro. E piangi, e ti arrabbi, mi chiedi dove sono stato, perchè ti ho lasciata sola.

Facciamo che io ci rimango male. Chè non era quello che volevo, che ho combattuto guerre non mie, sono morto per cause sbagliate. Ma tu sei ancora così bella, i tuoi occhi così pieni di vita, quella stessa che mi ha fatto innamorare di te tanto tempo prima. Che mi ha fatto vedere con certezza tanti anni fa esattamente questo momento.

Facciamo che siamo noi ancora, uno di fronte all’altro, dopo essere stati solo io e te per troppo tempo.

Facciamo che se penso a quanto sia stata ingiusta la vita che ci ha tenuto separati mi rattristo e mi arrabbio.

Facciamo che poi tu mi dai un bacio e quello è il segnale, il gioco è finito. Abbiamo vinto, il mondo finisce lì, senza prima, senza dopo, solo ora. Per sempre. Sei la mia causa giusta. Il mio paradiso.


A little more time

Martedì 14 Ottobre. 2008

Cosa stai facendo?
Sto girando in senso antiorario
Ogni giro deruba il pianeta di un momento angolare
Rallentando la sua rotazione di quel minuscolo attimo
Per allungare la notte e scacciare indietro l’alba
E regalarmi così in un piccolo attimo in più qui
Con te

[*]


Irresponsabilità

Giovedì 12 Giugno. 2008

Vorrei riuscire ad estraniarmi da me stesso, a non avere più bisogno di essere me. Non avrei più bisogno di combattermi, di sopportarmi, di volermi bene per forza.

Io non mi sono scelto, però per qualche assurda regola convenzionale sono responsabile di quello che faccio. Mi vergogno per come mi comporto, quando i miei modi di comportarmi, i miei sentimenti, il mio modo di vedere il mondo non sono che il frutto dell’azione di altro (altri) da me. Sono a disagio se sono grasso, se ho il naso troppo grande, il pisello troppo piccolo, una gamba storta. Mi assumo responsabilità pesanti, colpe che non ho.Io sono io per convenzione, adesso e ora. Sarei un altro in un’altra parte del mondo, in un’altra epoca, o anche semplicemente con una famiglia diversa. Quello che chiamano Me, è un ammasso di cellule non deciso da me, è un insieme di emozioni provocate dall’esterno e di cui io sono il risultato, che solo impercettibilmente potrò riuscire a modificare.

A volte mi fa tristezza vedere come l’artificio della responsabilità personale sia l’unica risposta che abbiamo saputo trovare all’anarchia.

La vera tragedia dell’umanità è la consapevolezza del proprio essere.


Freestyle

Martedì 29 Aprile. 2008

Andata e ritorno in 35 parole. L’idea l’ho presa da un blogger che non ricordo più. Mi scuso per la mancata citazione.

Orologio – Argentologio – Bronzologio – Faccialogio – Dicalogio – Decalogio – Decalogo – Decameron – Dediaz – Debolzaneto – Debolzano – Detrento – Detrenta – Decento – Decente – Indecente – Incedente – Incidente – Incisore- Incisa – Incita – Incinta – Cinta – Conta – Colta – Colla – Cola – Gola – Lago – Lega – Delega – Elegia – Elogio – Orelogio – Orologio

E ora, prova anche tu!:-)